Una leggenda prende corpo
26 Settembre 2005
Il vecchio Ghnorr, talmente vecchio che nessuno nel suo villaggio l'aveva mai veduto giovane, era solito raccontare diverse storie ai giovani del villaggio di pescatori dove risiedeva.
Ve ne era una, una in particolare, che preferiva alle altre.
La raccontava di rado, solamente nelle giornate di pioggia che non permettevano alle imbarcazioni di prendere il largo per la pesca.
Davanti ad un fuoco scoppiettante, seduto sulla sua cigolante sedia a dondolo, con in bocca la sua pipa circondato da grandi e piccini che pendevano dalle sue labbra seguito con lo sguardo dal suo inseparabile cane iniziava il racconto: "...Quando ero giovane, tanto, tanto tempo fa Arcadia era il giardino degli dei. Ancora oggi e' luogo d'impareggiabile bellezza, ma in esso vivono ora due anime: una luminosa il regno Sealie e uno oscuro quello Unsealie.
Un tempo non era così: Arcadia era il simbolo stesso della natura e della creazione.
Tutto ciò non incontrava pero' il favore di tutte le divinita'...
Così Un giorno, irritata da tanta perfezione e armonia, Asuka comparve a tentare il cuore della piu' debole, di spirito, delle fate.
Il potere della Dea era immenso e arrivo' a rendere oscuro cio' che prima era luce.
Una dopo l'altra le fate tentate dal fascino oscuro della Dea cadderò e smisero di prendersi cura della natura di cui erano custodi.
Tutte tranne una. Ciò che era bello e incontrava il favore di Nathien piano piano, svani' lasciando spazio al piu' desolata devastazione.
Proprio quando tutto sembrava perduto, le lacrime e le preghiere dell'ultima fatina, sinceramente addolorata da una simile distruzione, svegliarono la dea della natura dal torpore nel quale Asuka l'aveva avvolta con l'inganno.
Dalla prima lacrima della fatina nacque un salice, un salice dal cui tronco scorre imperitura l'acqua, fonte di vita.
Bagnato da quell'acqua divina il suolo reso sterile dall'operato delle fate oscure riprese vita, lentamente tornando all'antico splendore.
Discese dalla sua dimora celeste per completare l'opera della creazione e per esiliare per sempre le fate oscure da quella dimora rinata, la stessa Dea si congratulo' con se stessa per quanto fatto. Prima di tornare nella sua dimora dono' l'immortalita' a quella creatura che l'aveva risvegliata dal suo torpore per premiarla di tanto amore per la natura".
Anche io: il bardo delle due rose ero tra coloro che hanno sentito almeno una volta questa storia dal vecchio Ghnorr, e in una giornata di pioggia voglio raccontarla a quanti leggeranno quanto ho scritto.