Affisso: 03/07/2006 17:00 UTC Oggetto del Messaggio: Norek in quest
Ho iniziato oggi a dare la prima quest a Norek.
Mi sentivo in dovere di informarvi, magari qualcuno di voi non e' d'accordo (Selereathas, Pax o Sephit)
Ithi _________________ "La luce di Althea s'affievoli' cosi' come il mio spirito si spense, mai piu' scaldato dai raggi d'una luce leggendaria. Ora solo raggi vaganti nelle tenebre, pallidi come il soffio d'un Drago Argentato, vengono ingoiati dall'ombra.."
Affisso: 07/07/2006 14:59 UTC Oggetto del Messaggio:
Questo e' il racconto scritto da Norek, secondo i parametri che gli ho dato io per il compimento della seconda quest: gli dissi di raggiungere la Terra d'Ombra e di tentare di convertire un nobile maligno, affinché potesse dimostrare a se' stesso e a noi come agisce un cavaliere.
Il mercato degli schiavi
Dopo il colloquio avuto con ser Ithildin avevo finalmente ben chiaro il mio compito; tuttavia ciò non rinfrancava il mio animo. Ero cosciente dell’entità della mia missione, e, sebbene neanche per un solo momento avessi pensato di indugiare, comprendevo che il mio non sarebbe stato un compito facile. Confidavo nel favore di Hazon, che fosse al mio fianco mentre mi incamminavo verso la Terra d’ombra… in quel covo di peccato e orrore, dal quale io avevo il compito di prelevare un’anima e convertirla al bene. Questo, mi preoccupava. Mentre mi incamminavo verso quel tetro luogo, appena dopo le porte del cancello est della città di Kyrandor, mi sovvenne un’immagine che riempì di dubbi il mio animo per un istante; mi immaginai di rovesciare la situazione, immaginai un paladino del male venire da me, e tentare di corrompere il mio animo. Non gli sarebbe stato certo facile portarmi a seguire la sua strada; altrettanto difficile si prospettava quindi il mio compito. Aveva ragione ser Ithildin sull’entità di tale missione, sacrificare la mia preziosa katana ad Hazon però è servito a sgombrare il mio animo da ogni timore. Farò ciò che va fatto.
Eppure, camminando nella foresta, quasi in prossimità di quel buco oscuro che costituisce l’entrata nella Terra d’ombra, non faccio altro che indugiare con gli occhi e con le dita sull’elsa della spada di cui Ithildin mi ha fatto dono. Vorrei tanto poter evitare di usarla, eppure ogni volta che il mio sguardo cade su di essa, mi assale una strana sensazione; come il terribile presagio che debba essere ancora una volta lei, la spada, a risolvere la questione.
Ispiro profondamente. ÒNo. Stavolta no, la mia lama, per quanto letale non potrà mai cambiare l’inclinazione di chi tende verso l’oscurità. Non sarà di certo lei a farmi raggiungere il mio scopo dunque. Dovrò farne a meno; del resto, Ithildin non mi ha mandato a fare una strage. Sarà meglio anzi nasconderla nella mia sacca, in questo modo sarà palese la mia intenzione di pacifica redenzione.”. Del resto, convertire al bene macchiando di sangue la lama di chi converte…
Eccomi giunto dunque. La Terra d’ombra… questo luogo malefico trasuda dannazione e dolore…
Cammino per la strada in direzione della piazza cittadina, intenzionato a partire da quel luogo per poi orientarmi, quando le mie orecchie odono una serie di lamenti strazianti giungere dalla mia sinistra. Decido di intervenire subito, evitando però di impugnare la spada. Mi dirigo celermente verso quello che riconosco essere il vecchio mercato degli schiavi, un luogo macchiato del sangue di migliaia di povere vittime innocenti, che altro non chiedevano se non la propria libertà. Appena entrato all’interno del mercato, non posso fare a meno di notare la sua macabra somiglianza con un qualsiasi altro mercato che io abbia conosciuto. Un vicolo stretto, buio e puzzolente costituisce il camminatoio attraverso il quale sfilano i compratori, mentre ai lati sono appostati i commercianti di schiavi, che espongono la loroé merce diciamo… all’interno di strette celle, nelle quali gli schiavi sono rinchiusi. Ogni qualvolta un compratore è interessato ad uno schiavo, la contrattazione ha inizio con l’esame della merce; il mercante di schiavi prende dunque una lunga frusta, o uno scudiscio, e con questi colpisce più e più volte lo schiavo che vuol mettere in mostra, per costringerlo a farsi esaminare dal compratore. Tutto ciò avviene dinanzi a tutti, e per ogni bancarella. Uno spettacolo che difficilmente può essere dimenticato, e che riempie il mio animo di disgusto. Eppure, devo farmi forza ed affrontare tale scempio, perché ancora quelle strazianti urla riempiono le mie orecchie, chiedono aiuto, non mi lasciano scelta, mi obbligano ad agire. Mi guardo intorno quindi, cerco con gli occhi nei meandri oscuri di questo osceno mercato per trovare la fonte di quelle urla.
Poi d’un tratto mi sento quasi uno stolto; sono qui, a cercare una voce che chiede aiuto, una singola voce, all’interno di questo luogo, dove decine di schiavi sono rinchiusi e chiedono la propria libertà! Come potrei distinguere una sola voce tra le tante urla disperate che si levano da questo inferno; ma sopra ogni cosa… con quale coraggio entrare in quel luogo e portare in salvo solo un singolo schiavo…
Mentre rifletto su questo, inizio ad addentrarmi nel mercato, e, intento nei miei pensieri, non m’accorgo da subito di quello che accade intorno a me. Le mie vesti, le mie fattezze, indicano chiaramente che io non appartengo a questo luogo, che non sono né un compratore, né tanto meno un mercante di schiavi. Guardandomi intorno noto dunque alcuni elfi oscuri che mi guardano con sospetto; alcuni celano la loro espressione, mentre altri mi rivolgono palesemente sguardi pieni di cattive intenzioni. Non devo certo essere il benvenuto, e ne comprendo le ragioni. Credono che sia un luminoso, e alcuni di loro sicuramente si sono già affrettati a chiamare rinforzi. Continuo a guardarmi attentamente intorno, e rimpiango per un attimo di avere la mia spada nella sacca, sulle spalle, invece che a portata di mano nell’elsa al mio fianco. Sono solo, ormai giunto quasi nel mezzo del mercato, disarmato. Ora ho però ben chiara la mia situazione, so che da un momento all’altro sarò attaccato. Sto per infilare la mano nella mia sacca ed estrarre la spada per difendermi, quando vedo la folla aprirsi dinanzi a me, per fare spazio ad uno dei mercanti di schiavi che pocanzi avevo visto, scortato da due assassini professionisti. Egli mi si para dinanzi con sorriso beffardo, allontana le sue guardie con un cenno, poi dice: “Bene beneé se il mio fiuto non mi inganna sento puzza di luminoso… dimmi straniero, hai smarrito la via di casa o sei in cerca di uno schiavo? Cerchi forse una prostituta per soddisfare le tue voglie?”; poi la folla tutta, che nel frattempo si è disposta a cerchio intorno a me, scoppia a ridere. Incrocio le braccia e rimango in attesa, mostrando così palesemente che sono disarmato, almeno in apparenza. ÒTi ho fatto una domanda luminoso” continua il mercante, “ parla e alla svelta anche, se non desideri finire tra i miei schiavi migliori; hai una brutta faccia ma buoni muscoli vedo, potresti venire a spalar feci dai bagni del mio castello”. A questo punto sono io a scoppiare inaspettatamente a ridere, e mi esibisco in una risata talmente forte da far rimanere di stucco credo tutti i presenti; ma i poveri stolti non sanno che non è altro che un diversivo, il quale mi permette tra le risa convulse di guardarmi alle spalle con calma, per capire quanto davvero mi trovo in pericolo, e scorgere eventuali aggressori. Una lama da destra! Appena in tempo per salvare il mio volto, e il rumore sommesso di un elfo che si accascia privo di vita, alla mia sinistra, tra la folla. Quell’elfo dovevo essere io. Quel coltello era per me. A questo punto il mercante che mi sta davanti fa un cenno, sicuramente per fermare la mano omicida che prima aveva fallito. Si rivolge a me quasi sibilando, ÒHai buoni riflessi luminoso… ma non hai ancora risposto alla mia domanda”, poi stringe i pugni e alzando la voce, Òti consiglio vivamente di farlo subito, altrimenti saggeremo a suon di frustate se sei privo del dono del verbo!”. Poi mi si avvicina lentamente e continua, Òtu sei da solo e noi in tanti, tu sei disarmato, e noi… no!”; estrae un coltello e lo alza davanti al volto per mostrarmelo, mentre lentamente si avvicina. Io rimango immobile, aspettando. Corro un grande pericolo a rimanere così a guardia scoperta, a non guardarmi le spalle, ma devo correrlo, perché ora so come svolgere il mio compito. Ora so, quello che devo fare.
Appena il lurido mercante si avvicina gli afferro di scatto il braccio con cui stringe l’arma, portandolo a me, mentre schiero il mio braccio a difesa del volto, che infatti viene subito colpito da una frustata anonima che mi lacera a fondo la poca pelle rimasta scoperta dall’armatura. Non me ne curo, non per il momento almeno, e stringo a me il corpo del mercante, che si divincola come un indemoniato finchè non sente la lama affilata del suo stesso coltello premere sul suo collo pulsante. Ora sono io ad avere in pugno la situazione.
Stringo con forza a me il mercante, portandomi con le spalle al muro, operazione che fortunatamente mi riesce facile, dato che buona parte degli spettatori si danno alla fuga non appena vedono il rovesciamento della situazione, lasciandomi aperto un varco verso un lato della strada. Ora sono al sicuro, o almeno spero. Mi guardo intorno, poi quasi sibilando, stringendo i denti per la rabbia e il dolore, dico ÒVi ordino di aprire immediatamente le porte di tutte le celle e lasciar fuggire gli schiavi, altrimenti il vostro capo e tutti coloro che oseranno ribellarsi raggiungeranno il regno di Tricsty nel gelido abbraccio di una morte cruenta”. Evidentemente non si aspettavano tale richiesta, poiché rimasero immobili guardandomi. Penso allora che non basterà chiedere loro con le maniere pesanti, dunque dovrò corroborare la mia richiesta con un qualche incentivo che loro possano comprendere. Passo la mia mano dietro la schiena, e sfilo velocemente la spada da dentro la sacca. ÒSono un maestro di spada” dico, Òse non ubbidirete subito farò incendiare su questa lama benedetta una magica polvere esplosiva, che colpirà voi tutti uccidendovi all’istante”; ero intimamente convinto che avrei dovuto passare all’azione per ottenere quello che volevo, ma inaspettatamente il mercante che tenevo prigioniero con un coltello alla gola proferì parola, stavolta con tono molto più sommesso. ÒLe chiavi… delle celle… tienile, prenditi tutti i… maledetti schiavi che vuoi, ma lasciami libero.” Dice quasi sibilando, e senza muoversi. A quel punto ho compreso la pochezza di spirito di coloro che perseguono la via dell’oscurità… quel mercante si è fatto docile non appena ho parlato la sua lingua, usando la violenza per ottenere il mio volere. Ma al contrario suo, io ho uno scopo, provare in tutti i modi a liberare quegli schiavi, e lo otterrò senza versare una goccia di sangue; almeno spero di non doverlo fare. Per ora sembra andare tutto secondo il mio piano; il mercante è ancora docile nella mia stretta, mentre una delle sue guardie apre le porte delle celle che tengono gli schiavi, i quali con grande foga e baccano si affrettano a guadagnare la libertà. Non faccio in tempo a proferir parola per invitarli alla calma, che uno degli altri mercanti lì vicino, con un coltello minuscolo, ferisce al volto un prigioniero che gli passa vicino. Grido di rabbia, conscio di essere impotente, non posso lasciare la mia posizione; e così assisto alla scena, guardando il povero prigioniero avanzare a fatica con il volto segnato da quell’orrendo taglio e il mercante ridere di gusto. Ora gli schiavi sono fuggiti, e rimaniamo soli; io, il mercante che tengo prigioniero, e i suoi compari. L’essere spregevole che con il coltello aveva ferito il prigioniero mi si avvicina facendosi largo tra gli altri, poi dice con tono beffardo “perdere qualche schiavo per noi non è un grosso danno sai? Li vendiamo a poco qui, schiavi del genere; e d'altronde, appena avremo ucciso te” dice puntandomi con un dito e con fare accusatorio, “ manderemo i nostri araldi a catturare altri schiavi… lo sai questo vero? Sei cosciente che questo, tutto questo, non finirà mai, tantomeno per via di un pazzo luminoso che si crede l’ennesimo missionario!! Tu perirai eroe dei miei stivali, e quando ci ritireremo nelle nostre dimore sferzeremo i nostri schiavi affinchè preparino libagioni eccellenti, e ci portino il vino per brindare alla tua morte!”. A questo punto, le mie orecchie hanno sentito abbastanza per sopportare oltre; il mio compito qui è finito. Sostituisco le mie mani alla lama che tenevo sul collo del mercante, stringendolo abbastanza forte da farlo star fermo, ma non troppo, in modo che respiri; getto via il coltello, e pianto la mia spada nel terreno, prendendo con la mano libera il sacchetto contenente la polvere esplosiva. ÒSe ostacolerete il mio cammino, facendo anche un solo passo verso di me, sarete tutti morti prima di potervene rendere conto. Questo è quanto, ora a voi la decisione”. E io capisco subito quale sarà la loro scelta, perché abbracciano le armi, non lasciando spazio all’immaginazione. Devo agire celermente quindi. Prendo il mio prigioniero e lo alzo di peso, gettandolo letteralmente addosso alle sue guardie, che ne attutiscono la caduta; appena ho libere le mani, prendo la spada e ci incendio sopra una buona dose di polvere esplosiva, cercando di pilotare lo scoppio in modo da non fare esagerati danni. Purtroppo la cosa non mi riesce molto bene, e io stesso ne pago le conseguenze; dopo lo scoppio quasi tutti sono a terra acciecati e storditi, alcuni con ferite non da poco, compreso me, che sono stato colpito quasi in pieno. Ancora una volta però, riesco a non cedere e mi allontano di corsa. Non è la mia battaglia, non c’è necessità di versare sangue inutile. Non servirebbe a cambiare le loro menti, né a fermare la compravendita di schiavi. Ma almeno stavolta, quelle povere genti avranno una possibilità di salvarsi. Con mio grande sollievo infatti, vedo molti di loro disperdersi nella foresta appena al di fuori dell’entrata della Terra d’ombra. Mentre mi curo e mi incammino verso la città sento di aver compiuto il mio dovere; Ithildin sarà contento del mio operato. Nelle vicinanze del tempio di Rygar mi fermo per scrivergli una missiva, così sarà presto informato del compimento della mia opera. Credo di aver agito per il meglio, ho dato la libertà a degli innocenti che ne erano stati privati.
Che ne pensate? _________________ "La luce di Althea s'affievoli' cosi' come il mio spirito si spense, mai piu' scaldato dai raggi d'una luce leggendaria. Ora solo raggi vaganti nelle tenebre, pallidi come il soffio d'un Drago Argentato, vengono ingoiati dall'ombra.."
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