← I Reperti · 2001-11-21 · Sola lettura · Testo e fonte





I Il reame sotterraneo della Terra d'Ombra è un posto crudele e spietato. Una delle sue città , Bersabea, è sotto il giogo della nobile famiglia drow Nyeran. Essa è detentrice delle più alte e prestigiose cariche, che le permettono il controllo assoluto della città e dei suoi dintorni.

Anni fa in, questa famiglia nacque una bambina. Essa, grazie alle sue brillanti capacità ed alla sua nobile nascita, venne destinata a diventare sacerdotessa di Mobius. La piccola venne chiamata Majebeau e crebbe bella e versata nelle arti magiche, ma anche incosciente, egoista, incostante e capricciosa. Nonostante tutta la famiglia ed il suo seguito cercassero di tenerla rinchiusa nel palazzo che era la sua casa, Majebeau, riusciva sempre a sgattaiolare da una porta,una finestra o da un passaggio segreto ignoto anche ai suoi genitori.

La giovane adorava molto visitare la Terra d'Ombra e spesso si faceva accompagnare nelle sue scorribande da altri giovani elfi oscuri di rango inferiore. La sua bellezza , la loquacità ed il suo fascino, rendevano l'elfa un capo a cui era difficile disobbedire.

La ragazza crebbe così, audace, spavalda e fedele alla sua famiglia benché mal sopportasse le regole che la imbrigliavano e mettevano un freno alla sua curiosità.

Un giorno, mentre percorreva i passaggi che la portavano alle fondamenta del suo palazzo, vide che erano state messe delle guardie alla porta delle segrete, rimaste inutilizzate da lungo tempo. La curiosità spinse così Majebeau a spingersi in un luogo che aveva sempre evitato perché solitario e cupo. Attraversò tutti i cunicoli a lei noti e le celle abbandonate, fino a quando non si ritrovò in una cella ancora in buono stato, col pavimento ricoperto da paglia ed in cui aleggiava la presenza di qualcosa di alieno. La presenza di qualcosa venuto dall'esterno... Dall'esterno dell' reame sotterraneo...

Nel buio della segreta i suoi occhi scorsero un lucore riflesso... "Non ho mai visto una pelle del genere..." pensò, avvicinandosi con cautela alla creatura.
Non percepì alcun fetore sgradevole come raccontavano le favole delle vecchie matrone sulle creature di superficie. La pelle della creatura non appariva liscia e viscida come quella delle salamandre, bensì le ricordava la seta ed il raso dei suoi vestiti più preziosi... I capelli non sembravano bava di drider, ma una moltitudine di sottili fili color ebano.

Il respiro della creatura si fece più veloce, si sentiva osservato.

Majebeau si domandò se per caso quel corpo slanciato e perfetto, non fosse una parvenza illusoria con cui l'essere aveva voluto ammantarsi per sedurla. Dall'aspetto giudicò che fosse pio o meno vecchio quanto lei e che già da tempo avvertiva la sua presenza.

L'elfo prigioniero mormorò qualcosa.

Majebeau iniziò febbrilmente a ricercare nella propria mente il significato di quella frase. Tempo addietro aveva sbirciato nella sezione dei libri proibiti della biblioteca di famiglia, lì, fra testi di magia nera e necromanzia (cose che avrebbe dovuto imparare, un giorno, sotto l'esperta guida di una sacerdotessa), aveva trovato diversi libri scritti nel linguaggio degli elfi luminosi... Siccome la sua famiglia non le avrebbe mai permesso di imparare la lingua dei loro nemici, la ragazzina, aveva messo anima e corpo nel tentativo di infrangere quel divieto, imparando la lingua proibita.

L'elfo ripeté la frase, il significato era chiaro, le aveva chiesto chi era.

"Una prigioniera come te" disse Majebeau, cercando di imitare la pronuncia del giovane.

"Prigioniera? E come? Sei entrata a piacimento nella mia cella e con tant'altra facilità ne uscirai! Nulla ti trattiene! Sei venuta ad uccidermi?"
"No! Perché dovrei?? Sei sconfitto ormai. Non mi puoi fare niente... Se ti uccidessi sarebbe un gesto vile e privo di valore..."tacque e riprese, punta sul vivo"Comunque anch'io sono prigioniera di questo luogo...Non sono le pareti a trattenermi, quanto i miei doveri verso la mia famiglia..."

"Cosa sei?" domandò il ragazzo
"Una serva"rispose Majebeau con un' amarezza falsa ma che aveva buone ragioni ad esistere "I miei genitori, troppo poveri per mantenere la famiglia lavorando loro soli, mi hanno mandata qui, come ancella. Mangio e riposo bene mentre quello che guadagno va nutrire i miei fratelli..."terminò Majebeau.

"Sei fortunata" disse il ragazzo "Io ed i miei familiari siamo stati rapiti durante un'incursione dei vostri...Non so nemmeno se loro sono ancora vivi..."

Majebeau sapeva cosa accadeva ai luminosi deportati nella Terra d'Ombra... Era certa che morissero fra dolori, soprusi ed umiliazioni terribili...fortunatamente a lei sconosciuti... Si domandò come mai il giovane fosse stato acquistato dalla sua famiglia e quanto presto sarebbe giunta la sua ora... Scacciò quel pensiero, lei aveva trovato una novità molto piacevole, a pochi della sua razza era capitato di parlare con tanta tranquillità ad un luminoso... Voleva porgli molte domande sulle sue usanze e sulla sua stirpe, la conoscenza era potere e l'occasione era troppo ghiotta per lasciarsela scappare.

Passarono giorni e giorni e Majebeau scopriva sempre nuove cose sui luminosi e sul suo prigioniero... Scoprì che l'orgoglio non era la sola cosa ad accomunare le due stirpi, e che ciascuna era il riflesso dell'altra...Uguali in ogni particolare ma opposti.

Un giorno il luminoso le chiese cosa sarebbe accaduto di lui. "Non lo so...E' già tanto che tu sia sopravvissuto per così tanto tempo...Forse aspettano che tu riveli qualcosa..."
"Ho già rivelato tutto me stesso a te."
"Ed io pure...se non fossi sicura che non uscirai mai da qui non ti avrei raccontato della mia vita." disse la drow pensando alle sue menzogne.
"Ahhh...certo! Tu non perdi nulla!"
"Davvero? Mi avrebbero uccisa se tu avessi rivelato la mia presenza qui... Voglio farti un favore... Ve lo devo...anche se ciò potrebbe mettermi in luce come nemica della mia famiglia...Ecco...io so che comunque tu non mi tradirai... ed il piano funzionerà " "No...non dovete rischiare per me..."
"Non ti preoccupare...fra una decina di giorni nel mese di Mobius nel giorno del genetliaco della mia giovane Signora avverrà la sua iniziazione alla Via di mobius, essa verrà riconosciuta degna dalla sua gente...Questo sarà il suo primo passo per diventare sacerdotessa di Mobius... Dopo che lei sarà marchiata colla tenebra verrà lasciata sola a meditare e la sua famiglia e tutti i servitori si ritireranno in preghiera fino al giorno seguente... Io verrò rispedita a casa a ritrovare la mia famiglia... Celerò la mia assenza come lungaggine del rito ed in poco tempo voi attraverserete i cunicoli che portano fuori da questa magione e sarete libero di ...sopravvivere... Posso assicurarvi con certezza che fino a quando non varcherete la soglia di questa dimora non subirete alcun male...dopo...dipenderà da voi..."
L'elfo ascoltò le parole, incredulo, fissando la giovane negli occhi offuscati dalle lacrime. "Voi...state dicendo il vero! Fareste questo per me?!? Voi...voi..."
"...Sono un essere abietto che tradirà la propria famiglia..."disse Majebeau singhiozzando. "No...loro sono capaci solo di odiare...voi...voi...Siete l'unico cuore nobile qui!!!" disse abbracciandola. Majebeau lo scostò, si allontanò da lui e scomparve nel passaggio segreto.

Giunse il fatidico giorno.
Vestita con un sottile abito di seta e con al collo un pendaglio d'argento a forma di mezzaluna, Majebeau fece l'ingresso nel tempio di Mobius, stringendo fra le mani una giara del sangue di una vittima da lei stessa sacrificata nella segretezza della Cripta di famiglia...La creatura sacrificale doveva essere fortemente legata alla luce e lei aveva scelto una vera rarità, una candida colomba portata dai mercanti dalle terre straniere. I genitori sorrisero a questa stranezza ma compresero che la colomba rappresentava meglio il bene dei soliti schiavi umani a cui si soleva fare ricorso.

La giovane attraversò la navata del tempio col cuore che sembrava fosse salito in gola per soffocarla coi suoi battiti. Gli affreschi del tempio narravano la storia gloriosa delle sue sacerdotesse nei momenti in cui facevano tramite a Mobius: Ska'rye, la crudele, che a mani nude e ammantata d'ombre maligne aveva sconfitto un battaglione di paladini fedeli a Chastil. Aer'shaw, la splendida, che mandava illusorie visioni in forma di fulgide amanti a Re ed imperatori per corromperli ed inimicarli fra di loro e far si che si annientassero a vicenda e così poter raccogliere i frutti dell'odio che aveva sparso. Ravéna, la nera, che strinse crudeli patti con la Dea della morte Tricksty per diventare sempre più potente ad ogni morte che causava. Essa divenne Grande e con lei il Reame Oscuro, ma alla fine la sua sete di morte e potere la rese ingorda e letale come una stella spenta, ed il suo potere, il suo dominio ed il suo regno implosero su di lei.

Majebeau passò davanti ad altre e più crudeli fra regine e sacerdotesse, fino ad arrivare alla scalinata dell'altare.
Lì in piedi in tutta la sua oscurità si ergeva Nuohore, la sacerdotessa da cui avrebbe ricevuto ogni insegnamento e che avrebbe dovuto sconfiggere per occuparne il posto. Era giovane, molto. Avrebbe potuto essere la sorella maggiore di Majebeau , ma lei sapeva bene che era sacerdotessa da molte decine di anni... E che non era certo lei la prima designata a ed esserne erede...Le altre aspiranti erano morte durante l'apprendistato.

La Gran Sacerdotessa la guardò con malcelato scherno... Majebeau non cambiò espressione. Ora lei non era che una ragazzina che doveva essere iniziata... Nuohore non uccideva mai prima dell'apprendistato...e quando lo faceva, lo faceva apparire un incidente. Il rito iniziò e durò per svariate ore, ed infine raggiunse il suo culmine. La Gran Sacerdotessa prese e immobilizzò con una mossa imperiosa e crudele il braccio della giovane, ed iniziò a delineare il simbolo di Mobius sulla pelle di Majebeau... La giovane pensò a ciò che rappresentava Mobius per gli altri popoli e per il ragazzo rinchiuso nelle segrete, pensò che sarebbe stata reietta per sempre dai popoli della luce... si sentì sporca...ma pensò che prima di sentire rimorso avrebbe dovuto tradire la sua famiglia fra poco.

La ragazza venne lasciata sola nella cappella sotterranea della propria famiglia, da lì, attraverso i passaggi segreti, fu per lei uno scherzo raggiungere la cella. Aprì i ceppi del giovane con una formula e lo accompagnò lungo uno stretto budello le cui pareti erano ricoperte di funghi fosforescenti, giunti alla fine Majebeau aprì una porta e salutò il giovane. "Se verrai scoperto non dire nulla di me, e ora và, sei libero. Sta te ora sopravvivere, Addio." "Giuro sulla luce delle stelle che non tradirò il tuo segreto" mormorò il giovane. E scomparve nell'apertura.

L'elfa ritornò nella cappella e riprese la meditazione, sprofondando in una cupa trance. Un sonno popolato di orrende visioni, accolse la giovane drow. Rinvenne dai suoi incubi per ritrovarsi nel peggiore di essi.

[…]

Alte volte, ricettacolo d'ombre che danzavano alla luce delle torce, s'ergevano sul suo capo. Enormi e slanciati pilastri ricavate da eoniche stalagmiti s'alzavano a toccare il soffitto... Di fianco a lei due altissime guardie drow, imponenti e fredde ed inespressive come i pilastri, bloccati in un silenzio che pareva durare ere. Nelle cappelle laterali ombre sottili o ricurve che bisbigliavano...dovevano essere le matrone drow, capi delle casate... Quello era il tempio immerso nel crudele balugino della luce del fuoco... in esso era assiso il Consiglio delle Casate... tutto era preparato per giudicare un traditore capitale. Un traditore della razza e del sangue, lei.

Era inginocchiata, con le mani legate dietro alla schiena, di fronte a Nohuore che dava di spalle all'altare del tempio...Credeva di stare sognando, di essere circondata da ombre informi, che respiravano sibilando...

Le matrone durante il consiglio venivano circondate da una tenebra magica che serviva a metterle in simbiosi telepatica, a formare un'unica mente, illuminata dall'oscurità donata da Mobius. La Sacerdotessa aveva il compito di evocare la tenebra, di essere l'accusatore, il boia e l'ancora alla realtà per la mente collettiva delle matrone in trance.

Nohuore aveva una maschera inespressiva al posto del volto, ma Majebeau immagina va come avesse preso la notizia... L'intuizione di una lunga risata lungo le pareti del tempo le raschiò il cranio dall'interno, irritando il suo orgoglio.

"Consiglio!" sussurrò la Sacerdotessa "Quale è il vostro giudizio?"
Sapevano già tutto, evidentemente nella trance della meditazione avveniva una sorta di esame di coscienza, in qualche modo il suo inganno era stato rivelato, non importava come.

Nel buio, delle ombre più nere di quelle nascoste negli angoli della mente, emisero un verdetto, con un murmure lungo e costante che si perse nelle volte del tempio...

"Che la sua fedeltà...","Venga provata...","Che la colpa...","Col sangue dell'empio...", "Sia lavata...","Berrà il buio...","La linfa vitale...", "Per porre rimedio...","A questo male..."

"Portate qui l'empio!" ordinò la sacerdotessa.

In fondo al corridoio risuonarono i pesanti passi di due guardie ed il tintinnio di catene di un prigioniero. Majebeau chiuse gli occhi...sapeva che non sarebbe stata in grado di sopportare quella prova.

Il suo sguardo vagò sperduto per la stanza finché non incontrò un altro paio d'occhi.

Era la prima volta che li vedeva chiaramente... Avrebbe che il tempo diventasse immoto in quello stesso istante.

In un'altra situazione avrebbe gridato di gioia come un guerriero vincitore di una lunga battaglia, ma la consapevolezza del destino del giovane le fecero uscire un mugolio strozzato dalla bocca.

Intanto le ombre delle matrone mormoravano il loro disappunto e la loro vergogna. "Non è degna...","Traditrice del suo popolo...","Serpe lasciva..." ,"Ignominia e bestemmia...",
Ma parole che potevano essere la morte della vecchia sé stessa erano solo fastidiose come il ronzio di un insetto.
Non le importava nulla di gente che non era in grado di riconoscere le proprie origini più antiche, la bellezza e la conoscenza che le venivano offerte dai prigionieri, la parte più ricca di ogni bottino, ma che veniva considerata alla stregua di un artefatto appena più complesso di un golem. La sua gente era forte potente...come i pilastri del tempio...ma non era in grado di cambiare, di modificarsi...se non spezzandosi... Non erano in grado di sopravvivere ai cambiamenti. Lei voleva ...cambiare...voleva che si salvasse la bellezza di quel ragazzo... non c'era niente di così puro nella Terra d'Ombra...forse nella luce poteva trovare ulteriore forza...

Guardò ancora una volta quegli occhi in cui la luce delle torce rimaneva imprigionata come in una prigione di zaffiro e smeraldo... Mormorò una preghiera a quella luce diurna che sperava fosse rimasta anch'essa intrappolata in quelle segrete delicate e scintillanti... e scattò.

Ma il buio e l'incoscienza erano pronti ad assalirla e lei cadde, senza sapere chi le avesse regalato la maledizione dell'oblio...

L'unica cosa che Majebeau ricordò in seguito è che veniva deposta brutalmente al suolo, mentre delle voci parlavano concitate. Guardando in alto, mentre l'incoscienza la riagguantava, vide splendide gemme luminose, incastonate lontane ed inafferrabili sulla volta nera di un soffitto alto più di qualsiasi grotta della Terra d'Ombra... Sì sentì felice perché vide ciò che la voce del ragazzo aveva sempre tentato di raccontarle e che gli occhi del giovane elfo inconsapevolmente esprimevano, la bellezza della luce, lo splendore delle stelle.

[…]

Rumori, urti, un sapore acido e secco in gola e la luce del giorno si avventarono su Majebeau ed i suoi cinque sensi.
Corde le stringevano i polsi, l'emicrania dilaniava la sua comprensione e urla le giungevano alle orecchie... "Schiavisti" fu la risposta che si diede.
"Si sta svegliando" sentì mormorare in lingua elfica, subito seguita da altri mormorii.

Appena Majebeau riuscì a riprendere definitivamente conoscenza si accorse di essere imprigionata in un carro assieme a donne di svariate razze. Tutte erano legate con corde ed appoggiate, chi alle pareti, chi al pavimento del carro. Tutte erano terrorizzate e silenziose...Provò a parlare ad alcune elfe e svirnfebli nella loro lingua ma il suo aspetto ed il tatuaggio di Mobius incutevano terrore a chi veniva interpellata. Riuscì quindi a capire solo dove erano dirette, a New Thalos, ove sarebbero diventate concubine, serve, ancelle, prostitute e chissàcos'altro.
"Se non altro sarò il pezzo forte dell'asta..." pensò amaramente, rendendosi conto d'essere fra le più belle e sane. Si addormentò...tanto valeva che qualcuno la uccidesse nel sonno ora che aveva perso la libertà.

Le diede il buongiorno la sghignazzata di uno schiavista che la prendeva di forza dal carro e la depositava sul pavimento di un enorme edificio. Vennero tutte prese e smistate all'esterno dell'edificio, Majebeau venne portata con le donne più sane all'interno e lì lavata da delle enormi serve troll e preparata per l'asta delle schiave.

Poco dopo vennero portate da rozzi schiavisti su un palco di uno dei padiglioni in cui era diviso l'edificio. Il luogo brulicava di ricchi acquirenti, vestiti con opulenza ostentata ed in cerca di costose ed esotiche concubine. "Vorrei che schiattassero tutti." pensò Majebeau percependo i loro sguardi lascivi sul suo corpo.
Le giovani donne vennero quindi messe in riga in base alla bellezza; o almeno così giudicò Majebeau che era ultima partendo dalla sinistra degli acquirenti.

L'asta durò molte ore e Majebeau pensò che non era mai rimasta in piedi così a lungo ,nemmeno negli estenuanti rituali dei drow, dove almeno si cantava. Quando venne il suo turno vagliò mentalmente mille modi per togliersi la vita per salvare la sua dignità, glieli avevano insegnati molti le leggende delle matrone, ma pensò che forse era meglio rimanere in vita e scaricare la sua ira su chi l'avrebbe comprata.

Venne portata fino al bordo del palco e vennero raccontate mezze verità sul suo conto: lei era figlia della regina dei drow ripudiata dalla madre perché aveva più volte cercato di accoppiarsi con membri che non appartenevano alla sua razza, dai- e qui lei avrebbe ucciso l'imbonitore schiavista, non fosse per i ceppi che la bloccavano- Troll ai Minotauri. Fortunatamente la sua virtù si era preservata grazie agli sforzi della madre.
"Proprio così signori!!" urlò l'Imbonitore "Un'autentica e incorrotta furia di piacere che non aspetta altro che venga saziato ogni suo desiderio. Majebeau, la Nobile e Selvaggia drow della Terra d'Ombra !!!"

Sentì che qualcosa in lei veniva nuovamente infranto, la sua famiglia aveva consegnato il suo nome agli schiavisti, l'aveva definitivamente ed irrevocabilmente ripudiata, aveva dimenticato il suo nome...Tutti coloro che stimava ed a cui era stata fedele...Sentendosi traditi...L'avevano ripudiata. Gli occhi le si inumidirono. Gli acquirenti commentarono con fischi ed insulti. "Che l'asta abbia iniziò" strillò l'Imbonitore.

Majebeau si guardò intorno vedendo i "migliori" acquirenti fare a gara per appropriarsi di lei... Allora abbassò la testa pregò tutti gli dei oscuri per essere liberata o uccisa... Passò un'infinita mentre le offerte salivano rapidamente.
Rialzò la testa. Non era avvenuto niente. Singhiozzò il suo dolore e abbandono... Abbassò di nuovo la testa.
Pregò l'anima del prigioniero delle segrete, pregò la speranza e la luce che aveva conosciuto attraverso lui...Lasciò passare altri attimi che credeva eterni.

Sentì una voce diversa dalle altre, femminile, gentile e ferma e nobile, con un accento che le ghiacciò il sangue nelle vene. "Cinquantamila monete!"
A lanciare l'offerta era stata una donna elfica, vestita con una lunga veste amaranto, i capelli grigi e occhi che trattenevano lampi di fiero orgoglio.

Tutti rimasero sorpresi da questa improvvisa comparsa, nessuno, difatti, l'aveva vista arrivare.
Majebeau guardò con stupore la donna, mentre questa sembrava accennare un impercettibile sorriso alla ragazza.

[...]

Un'ombra cupa attraversò i corridoi della Casa delle Aste. In una stanza il grasso Imbonitore russava sonoramente, dormendo il sonno dei malvagi soddisfatti, sognando nuovi affari e nuova carne da vendere.

Una guardia crollò a terra.
L'altra fu carbonizzata da un fulmine.

L'Imbonitore s'indignò con se stesso, come poteva sognare che qualcuno entrava nelle sue stanze??? Avrebbe preso a schiaffi il suo corrotto subconscio per questo fastidio... Ma il perfido meccanismo onirico gli continuava a proporre inquietanti visioni di un'ombra sottile e tortuosa che si infiltrava da sotto la porta, che si avvicinava...

Il grasso uomo aprì gli occhi di scatto. Un freddo pugnale d'argento gli premeva sulla carotide.

"Ciao porcellino ripieno..." disse beffarda una voce gelida.
"Chi?"
"Non ti deve importare...solo una delle centinaia di schiave vendute che ti passano ogni giorno sotto gli occhi...sotto le mani..." continuò la voce.
"Le guardie..."

"Dormono."disse ridacchiando la voce"Ma solo le più fortunate."
"Mi ucciderai?"
"E' fuori da ogni dubbio."
"Ma chi sei?"
"Ahhh...vuoi farmi parlare perché così le mie parole verranno evocate da questa stanza da uno psicomante esperto vero??? Vuoi che dica il mio nome per avere la tua vendetta..."
"Non è per questo...quando troveranno il mio corpo basterà un negromante di mezza tacca per sapere dove sei..."
"Già...ma nessuno m'inseguirà..."
"Perché sei così sicura di farla franca?"
"Semplice... un giorno le forze del Male mi abbandonarono, e fui aiutata da quelle del Bene, che tentarono di redimermi... Questa notte le forze malefiche hanno voluto saldare il loro antico debito con una loro persa adoratrice e lusingarmi perché tornassi da loro... Questa notte l'oscurità è scesa su di me e guida le mie azioni e centuplica il mio potere... Nessuno vorrà vendicare la tua morte dopo che avrà visto il tuo cadavere... E nessuno dei tuoi sottoposti ti vendicherà... Saranno tutti occupati a cercare di usurpare il tuo posto e a lottare fra loro... Per diventare padroni di tutta questa lercia fogna..."
"Quindi...tu rimarrai così solo per stanotte?" l'Imbonitore si sfregò l'anello della mano destra con il pollice tremante.
"Esatto.."la voce si bloccò, l'Imbonitore aveva azionato un incantesimo difensivo posto in uno dei suoi innumerevoli anelli che gli adornavano le grasse mani.

L'ombra che teneva avvinghiato il pingue uomo fu scaraventata dall'altro lato della stanza, contro una tenda impalpabile. Si rialzò fulmineamente, come se fosse un'autentica ombra di liquida oscurità e non una persona sotto l'influsso di un demone oscuro.

L'Imbonitore correva a perdifiato nei passaggi della casa delle Aste. Era certo che le trappole avrebbero fermato quella megera, era sicuro che gl'incantesimi l'avrebbero fermata...Ma perché prima non avevano funzionato? Era sicuro che l'ombra sarebbe morta prima di raggiungerlo. Ma allora perché?
Perché moriva di paura?

Voltò un angolo e si trovò l'ombra davanti.
Una chioma di serpi e ali di tenebra, due occhi di braci scarlatte e l'intuizione di un sorrisetto sardonico lì dove ogni essere antropomorfo ha labbra.
E mani.
Mani che disegnavano nell'aria, con mortifera grazia, simboli di catastrofe e distruzione. Simboli d'inferno e d'oscurità...
Le mani d'ombra si congiunsero formando una coppa.
Dentro la coppa un inferno in miniatura.
Demoni di fiamma, orrori di tenebre e carne putrefatta si contorcevano all'interno del passaggio dimensionale, premendo per entrare nella consueta realtà.
La figura allargò le braccia, ampliando l'apertura per l'inferno. Il cerchio di fiamma si allargò e L'imbonitore distinse chiaramente le strida dei demoni che si precipitavano per ghermire l'attesa vittima.

Il grasso criminale avrebbe voluto gridare, fuggire, urlare.
Ma rimase come una statua di cera davanti al fuoco di un incendio.

I demoni balzarono dal cerchio infuocato dell'incantesimo e si avventarono sul loro pasto.

L'anima dell'Imbonitore venne strappata dal suo corpo che si avvizzì all'istante.

I demoni precipitarono nel passaggio da cui erano entrati portandosi dietro la loro preda.

Il cerchio si richiuse, le ombre svanirono.
Majebeau s'incamminò silenziosa e fredda verso casa.

[...]

La drow giunse davanti alla casa con i Non-ti-scordar-di-me sui davanzali. Entrò silenziosa dalla porta. La donna dai capelli grigi era seduta di fronte ad un tavolo nella cucina, si voltò verso Majebeau.Si avvicinò a lei e fece per abbracciarla. La ragazza l'allontanò con uno sguardo duro.
"L'hai ucciso?" domandò la donna, squadrandola incuriosita.
"Sì" rispose in un sospiro.
"E?"domandò la donna.
"Non è stato affatto piacevole...essere posseduti"
"E uccidere?"
"Se lo meritava e l'avrei fatto di mia volontà..."
"Ma non è stato piacevole..."
"La vita sarà più piacevole senza quell'essere ed i suoi scagnozzi..."
"Altri prenderanno il suo posto, lo sai, uccidere non servirà a niente, redimere ed aiutare sono le sole vie perchè trionfi la pace e non vi siano dolori inenarrabili su questa terra..."
"Lo so. Ma tu sei saggia e la tua esperienza e la tua anima ti dicono questo, ma io.... Sono crudele con chi odio ed odio coloro che rendono la vita indegna di essere vissuta... Contro coloro che ostacolano i miei disegni e rovinano la bellezza e storpiano la conoscenza per i loro scopi... La mia anima è nera e la mia esperienza grida ancora vendetta..."
"No, la tua anima è solo buia e la tua esperienza è poca e triste... Troverai qualcuno che illuminerà la tua anima e vivrai esperienze gioiose anche combattendo...Col tempo crescerai ed imparerai nuove vie per rendere migliore la vita di tutti su Therial..."
"Col tempo...me lo auguro di tutto cuore..."disse guardando il tatuaggio.
"Non preoccuparti, gli Dei hanno questioni più importanti che correre dietro ad una ragazza... E alcuni di loro giacciono sognanti nelle loro aule, da tempi immemori, in Regni più nascosti degli stessi piani astrali... Non preoccuparti..."
"Grazie" disse abbracciando la donna "Grazie di tutto, cosa posso fare per ringraziarti?"
"Crescere saggia altruista e forte" disse la donna "E so che lo farai, ora vattene e attraversa quel benedetto portale"

Majebeau pianse, per la seconda volta, e s'incamminò verso il Tempio.







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