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Lands of Darkness's HomePage

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Fonte: Internet Archive · http://www.landsofdarkness.it:80/lynaker.html

Lands of Darkness's HomePage uando il padre perì in un duello di magia, Arno era poco più di un ragazzino (una piccola peste in verità), ma già principe in esilio del regno di Astara. Trovò rifugio nella regno del Conte Kalugen, che voci ritenevano essere un vampiro. La necessità lo fece diventare ladro. Era la Vipera, e nessuno era più bravo di lui a svaligiare gli appartamenti dei maghi della città, sotto la luce delle due lune. In cuor suo odiava la magia: avrebbe desiderato estirpare tutti i maghi dalla terra, anzi, la magia, se fosse stato in suo potere. Ma a volte il destino gioca strani scherzi: infatti, la vipera fu stanata e portata al cospetto di Kalugen. Appresa la sua storia e riconosciuti i suoi talenti, il vampiro ritenne miglior punizione quella di fargli imparare la magia: facendo appello all'Arte, egli piegò la volontà del giovane alla sua, e Arno scoprì quanto le voci su Kalugen fossero vere quando dei denti affilati gli penetrarono la carne e labbra gelide gli prosciugarono il sangue, assicurandosi cosi' la fedeltà eterna del principe. Gli insegnò la magia con la forza, e quando fu sicuro che l'avesse ben appresa lo liberò e lo ribattezzò "Kerebos", la mano dell'odio. A Kerebos sconvolgeva sentir scorrere la magia nelle vene, e parecchie volte cercò di suicidarsi, ma invano perché tornava sempre in vita. La tortura lo aveva portato sull'orlo della follia, e lo aveva cambiato nel profondo: pur odiando ancora la magia, essa non lo terrorizzava più, era solo un vile strumento per compiacere al suo padrone! Il Methusalem aveva una figlia, Alyn, che insegnò a Kerebos a cacciare per soddisfare la Sete e a controllare i suoi crescenti poteri. Col tempo lui si rivelò il miglior servitore di Kalugen, e si guadagnò la sua stima così come gli era stato suggellato nella mente; persino la figlia si mise ad ammirarlo. Ma i crimini tenebrosi di cui si macchiò, che pure furono numerosi, non lo indussero mai a dare l'Abbraccio ad un umano o a diventare amante di Alyn, che trasformava i prigionieri maschi in vampiri, solo per farsi adorare da loro. Il tiranno lo nominò re di Astara, perché trovava ironico che l'ultimo re, ucciso con le sue stesse mani, fosse sostituito dall'erede legittimo, la sua arma meglio riuscita. La magia che permette a due mondi di entrare in contatto assume spesso la forma di un portale. Il Conte trovo'uno di questi e decise di mandare il suo servo ad esplorarlo, ma non appena egli varcò il portale l'imprevedibile accadde: l'aurea di dominio che Kalugen aveva gettato su Kerebos si spezzò, ed egli fu sciolto dai lacci che lo avevano sottomesso al tiranno per più di due secoli. Kalugen s'infuriò, ma ebbe timore di inseguirlo su un terreno che non conosceva e potenzialmente ostile. Così lo lasciò andare. Quando Kerebos comprese che era veramente tornato padrone di se stesso, si strappò il talismano maledetto che lo teneva in contatto con l'arcimago e nominò se stesso Qemog, "rinato" nella sua lingua. Scoprì di trovarsi in un luogo veramente incredibile, una città crocevia di tutti i mondi possibili, ove non si veniva giudicati in base alla razza o all'aspetto, ma alle idee a ai valori. Ogni cosa lo affascinava, e riscoprì l'emozione di vivere e sperare; conobbe altri cainiti che gli insegnarono a bere il sangue di certe creature di mondi primitivi venduto da mercanti interplanetari, allontanando così la Maledizione quel tanto che bastava a concedersi una vita sociale normale. § Duemila anni passarono in fretta, per lui. Conobbe uomini di tutte le razze, bestie parlanti, divinità travestite da pastori, giganti burloni, demoni superstiziosi e demoni disinteressati, angeli vendicativi, mercanti onesti, teschi chiacchieroni e sacerdoti senza fede. Provò la pazzia di Pandemonium, gli crebbe una proboscide nelle Beastland, perse il colore nella Grey Waste, trovò la via d'uscita da Carceri su una mongolfiera, su Bytopia fu sarto per un mese (!!?), imparò a suonare l'arpa da una driade, stabilizzò il caos del Limbo, seguì un corso di contraffazione su Baator, e sedette sul naso di un dio dimenticato nell'Astrale. Era un vero Corridore dei Piani. Più di tutto però era mosso da una curiosità insaziabile per i piani ed i loro abitanti, ma cercava anche un portale che l'avrebbe riportato al suo mondo, per vendicarsi di Kalugen. Però continuava ad odiare la magia in tutte le sue forme, anche se la tollerava in quanto utile, alle volte. Aveva il dono di un'ottima memoria, e scoprì la sua vocazione nello scrivere libri sulle esperienze acquisite nei viaggi. Per proteggersi dai nemici che si sarebbe fatto pubblicandoli (a volte razze intere!) adottò lo pseudonimo di Ronassic. Ma il suo mondo preferito era Therial. Come il crocevia, mancava di sole, ma i suoi abitanti erano meno complicati da capire perché non erano coinvolti nella Kriegstaz, la guerra di idee che turbinava per il multiverso. Ai piedi dell'Albero Bianco si riposava e traeva ispirazione per le sue opere, e si sentiva a casa. Si chiedeva perché fosse così difficile fare amicizia tra vampiri. Di amici ne aveva avuti molti, anche se li aveva visti invecchiare e morire ad uno ad uno. L'ultimo, Al'Khil il githrazai, era morto l'anno precedente, a 91 anni. Pensava che se era possibile un'amicizia sincera come quella tra lui e Al, tra un morto vivente succhiasangue e uno xenofobo paranoico (con il senso dell'humour, però), allora doveva esistere anche quella tra due vampiri. Però i figli di Caino dispersi sui mondi lo disgustavano: il loro carattere gli sembrava uguale a quello di Kalugen, così prevedibili nella loro certezza di Essere Gli Eletti, deviazione che aveva riscontrato essere impressa nella memoria collettiva di numerose altre razze poco carine. Forse lui era stato influenzato dai suoi stessi studi, e non pensava più come un vampiro? "La magia dei piani è di concretizzare le idee di chi è fermamente convinto della loro validità" rifletteva. "Per venti secoli ho creduto di essere diverso da Kalugen e da Alyn; non ho mai desiderato dare l'Abbraccio agli uomini, uccidere per Sete, o dominare sui miei simili, così i piani mi hanno trasformato veramente, almeno dentro di me". Sapeva, infatti, resistere alla sete crescente fino alla morte, se avesse voluto. Era forse l'unico Primogenito ad aver scacciato la Bestia, e raggiunto la Golconda. Rivedeva con nitidezza quella notte di quattro secoli prima, quando Frin, la sua compagna, gli aveva implorato di darle l'abbraccio: era stata ferita gravemente e lei sapeva che questo l'avrebbe salvata. I suoi occhi non fissavano più Frin ma una bestiolina impaurita messa di fronte a due scelte entrambe mortali, e lui aveva scelto per lei. L'aveva seppellita laddove era caduta, poi si era disteso al suo fianco ed era rimasto lì per un giorno e una notte. Il rimorso era un fuoco che lo consumava; sognava Frin vampira col viso di Alyn e di tutti coloro che portavano avanti il progetto della Stirpe. La tentazione gli faceva credere che la sua compagna avrebbe trovato dentro di se la forza di allontanare la Maledizione, guidata dal suo esempio. Quando l'alba arrivò, seppe due cose. La prima, che aveva fatto la cosa giusta. La seconda, che stava piangendo, segno inconfondibile che non era più un vampiro. § Stava terminando un trattato sull'Albero della Luce, quando gli capitò per caso tra le mani un manoscritto rilmano che raccontava di un luogo chiamato "Heart's Desire"; stando al testo, ogni creatura che fosse riuscita a raggiungerlo vi avrebbe trovato la realizzazione dei suoi desideri! Il libro descriveva anche come arrivarci, ma avvisava che ad ognuno era permesso di entrarci solo una volta nella vita, e che nessuno fino ad ora aveva scelto di tornare indietro.Il desiderio di trovare Heart's Desire lo galvanizzò al punto da interrompere il saggio e partire. La ricerca non fu difficile, per un viaggiatore come lui, e non vi furono problemi degni di nota. Si assicurò che il portale trovato fosse quello giusto (era all'interno di un labirinto di scale sospese nel vuoto interdimensionale assieme a milioni di altri portali simili). La sua eccitazione era alle stelle, quando si tuffò dentro. Sbucò sopra un'isola circondata da un vasto mare, ma l'apparizione fu come una doccia fredda: era l'isola di Tolaria! Lo sapeva perché vi si era introdotto già una volta in qualità di ambasciatore di un duca degli inferi: la guerra di sangue aveva decimato le file di demoni da ambo le parti, e Tolaria era parso un luogo ideale per discutere una tregua. La città sembrava molto cambiata da allora, dato che lì il tempo scorreva più veloce che altrove, e grazie a questa asincronia i suoi abitanti potevano raccogliere moltissime informazioni sul passato del multiverso e cercare di correggerlo prima che prendesse forma, aveva scoperto in seguito. A Qemog la magia dei tolariani pareva una bestemmia: nemmeno gli dei avevano questo potere; al confronto i demoni divoratori d'anime gli parevano quasi simpatici, perché a Tolaria si divorava la storia. Come erano stati manipolati! La delegazione aveva raggiunto un accordo soddisfacente per entrambe le parti, ma questo non gli aveva impedito di provare un senso di sollievo alla partenza. Ripensandoci a distanza di un secolo, le due fazioni ci avevano rimesso con quel trattato più di tutti gli anni di guerra precedenti. Un brivido lo riscosse dai suoi ricordi. No, non sarebbe rimasto in quella gabbia più del tempo necessario a trovare una via d'uscita e squagliarsela. Possedeva una chiave magica in grado di aprire un portale per Therial, ma la magia stessa di Tolaria ne bloccava il potere. Pensò che almeno nessuno lo avrebbe più riconosciuto dopo tanto tempo, ma ecco una voce limpida inondargli la mente: "Bentornato, ambasciatore Qemog, è un onore averla di nuova tra noi. O devo chiamarla Ronassic?" Quando entrò nella reggia del Console stava ancora tremando, come un umano. L'ospitalità dei tolariani faceva parte della loro politica, ma lui non era più un diplomatico e non aveva alleanze da proporre, ne sarebbe servito fingere il contrario, perché i Consoli dovevano aver letto la sua storia. Lo avrebbero trattenuto, se pensavano che potesse avere delle informazioni importanti, altrimenti ...scacciò un brutto pensiero. Tuttavia si meravigliò quando fu presentato al Senato come un emissario del suo vecchio duca, venuto per cercare il loro aiuto nella guerra di sangue. Il Console lo introdusse alla sua famiglia e gli fece intendere che avrebbe gradito molto se lui gli avesse richiesto di stabilirsi da loro permanentemente. Sembravano stimarlo. Gli vennero assegnati degli alloggi ed era libero di girare per la reggia a suo piacimento ma, di fatto, era loro prigioniero. Fu lei a dargli una vera accoglienza. Aveva un nome simile a quello di Alyn, ma non poteva essere più diversa; non ragionava come una ragazza di vent'anni: se lui non fosse mai arrivato, sarebbe sicuramente diventata un ottimo Console. Lyna adorava le storie e le leggende che Qemog raccontava nel salone per i figli dei nobili, e le sue guance si tingevano di un rosa quasi impercettibile quando incontrava il suo sguardo, ma non abbassava gli occhi come gli altri, anzi, socchiudeva le palpebre e dopo averci pensato un po' usciva con un'osservazione che lo costringeva a ricercare con più precisione le parole. Lei non si limitava ad ascoltare le storie, ma le viveva su di se. "E' per persone come lei che si scrivono le storie" pensava. Alla sera, seduti sulla balconata, l'ambasciatore si faceva consegnare un'arpa, e suonava canzoni molto antiche, di quando il mondo era ancora giovane. La sua musica era rapida e saettante, carica di minaccia e di tensione, temprata però da una sfumatura di esaltazione. In essa vi era il guardingo entusiasmo che si prova nello stare accoccolati nel gelo dell'alba con la consumata impugnatura di una fedele arma stretta in pugno e con gli occhi fissi sul punto dal quale il nemico sbucherà da un momento all'altro; vi era l'eccitazione raggelante di una carica a cavallo giù per un pendio pericoloso e la meraviglia che si prova nello stare fermi sulla prua di una nave diretta verso l'ignoto, intenti a guardare il sole che tramonta su un mare ancora sconosciuto. Lyna non mancava certo di grazia o di audacia, e Qemog non mancò di apprezzare queste, e altre, qualità tanto rare in un ambiente severo come Tolaria. Col passare delle settimane, le confidò la storia sua e della sua razza dannata, tuttavia, invece di esserne spaventata, a Lyna sembrava di comprendere entrambe molto bene, e si sorprese a desiderare di farne parte. Ma la memoria di Frin/Alyn era sempre viva in lui, ed egli scuoteva il capo alle richieste della ragazza. Aveva ripreso a lavorare al trattato sull'Albero della Luce (era rimasto sorpreso quando aveva trovato un suo libro tra quelli della giovane maga, e lei gli aveva spiegato che Ronassic era un saggio le cui opere venivano lette dagli scolari di Tolaria di tutte le età, ma lui era rimasto zitto), ed un giorno decise di riferire al Console che non gli dispiaceva affatto di fermarsi tra loro, così andò a cercarlo nel suo studio. Doveva esserci una riunione, a giudicare dalle voci che sentiva provenire dalla stanza. La porta era socchiusa e gli permetteva di scorgere un tavolo di pietra sopra il quale ruotava lentamente l'immagine di un pianeta con intorno due satelliti. Una voce stava spiegando che era stato rinvenuto un portale per quel mondo sconosciuto, ma la magia che lo attivava permetteva solo ad una persona nativa di quel mondo di attraversarlo. Riconobbe le due lune. Una seconda voce chiese se si era già trovato qualcuno. La prima rispose che si stava cercando. Si udì un tonfo. I Consoli si voltarono e videro per terra un libro con dei fogli che svolazzavano tutto intorno. Vicino ad essi, Ronassic il saggio additava immobile la sfera. Quando gli tornò la voce disse solo: "Sapete, credo di conoscere la persona giusta". Si sentiva gli occhi addosso. "Diavolo, se la conosco." § Gli offrirono la libertà di andarsene in cambio di esplorare il portale per loro, ma lui non pensava più a Tolaria o a Lyna, ma ad un vampiro di nome Kalugen. Il libro aveva ragione, era giunto veramente a Heart's Desire, il luogo che gli avrebbe permesso di realizzare il suo desiderio: si sarebbe vendicato! Credeva che i maghi avessero fatto qualche sbaglio, perché il mondo in cui l'avevano mandato gli sembrava solo una raccolta di sparuti villaggi di umani che vivevano in squallide casupole e vestivano ancor più miseramente. Si era nascosto alla loro vista ed aveva vagabondato così per qualche tempo. Notò che gli abitanti sbarravano porte e finestre al calar del sole, e sui villaggi regnava un gelido silenzio. C'era qualcuno... qualcosa di cui quegli uomini avevano paura. All'improvviso udì un urlo soffocato e vide con il suo sguardo notturno una figura china su un'altra più grande, e sentì nell'aria l'odore del sangue. Indovinò subito quello che stava accadendo, e capì anche da che cosa gli uomini fossero terrorizzati. Il vampiro lo sentì avvicinarsi: "Cosa vuoi? Hai sete? Tieni" mormorò scostandosi dal collo dell'uomo da cui sprizzava un fiotto copioso di sangue. Qemog aveva già sentito quella voce, ma era da venti secoli che non si esprimeva più in quel linguaggio. Si morse un labbro. "Salve, Alyn" fece lui. Senza togliere nulla alla storia, qui basta ricordare che Alyn riconobbe Kerebos e gli spiegò che Kalugen aveva conquistato l'intero continente e si era autoproclamato re-dio; aveva trasformato l'umanità in una mandria da far pascolare alla sua numerosa progenie. Dopo la sua fuga, il portale si era chiuso, e nel timore che una minaccia potesse tornare, il tiranno aveva fatto realizzare dai suoi stregoni una magica scatola in grado di distruggere il mondo dall'altra parte di esso, qualora si fosse riaperto. Qemog le raccontò le sue avventure e le mostrò il portale dal quale era giunto. Strinsero un patto: lei lo avrebbe aiutato ad uccidere Kalugen, ed in cambio lui l'avrebbe portata con se su Therial. Alyn, infatti, percepiva che Kerebos era cambiato, ma non capiva come. Gli spiegò come raggiungere i sotterranei del palazzo ove il vampiro teneva racchiusa la sua essenza. Era certo di poterlo sconfiggere, semplicemente perché quello era il suo desiderio, e presto avrebbe saputo anche come. Penetrarono nelle segrete. Le serrature si aprivano da sole, i guardiani dormivano e le trappole non scattavano. Fin troppo facile. Il laboratorio segreto di Kalugen era illuminato da una tenue luce azzurrina, ma Qemog aveva ricevuto come una visione e s apeva dove cercare: pensò che il suo nemico era stato uno stupido a tenere nello stesso luogo il suo simulacro e l'unica arma che potesse distruggerlo. Il suo sguardo si spostò su una scatola nera posta al centro di un arco sorretto da due colonne di marmo. E' da lì che me ne andai la prima volta, pensò. Domandò ad Alyn se era quello l'oggetto con cui il re-dio intendeva sbarazzarsi del mondo oltre il portale, e lei annuì. Quanto potere in un oggetto apparentemente innocuo, sospirò. Nella sua mente stava facendosi strada un'idea: con quello poteva liberare i piani dai tolariani e dalla loro pericolosa magia! Era un po' scorretto, ammise, ma sarebbe stato un bene per il resto del multiverso; non si sarebbe mai dovuto dare a nessuno una magia così grande. Era solo triste per Lyna. D'altronde il loro amore non poteva esistere; l'avrebbe preferita morta che vampira; non voleva un'altra Alyn. Salva almeno lei, riflettè. Ma anche lei era una maga, giusto? Se voleva distruggere la magia dei tolariani doveva esser certo che nessuno l'avrebbe mai più usata. Ma gli mancava il coraggio di farlo di persona, così ordinò ad Alyn di tornare al portale per Tolaria e di gettarci l'ordigno. Poi lo avrebbe aspettato, e sarebbero fuggiti da quel mondo rovinato. Lei lo abbracciò con trasporto e corse via tenendo la scatola nera stretta tra le mani. Si rilassò. Anche il suo sogno di eliminare la magia si sarebbe avverato! Aveva dovuto aspettare venti secoli per quel momento, ma n'era valsa la pena. Cominciò il complesso rituale che avrebbe spezzato il collegamento tra l'anima di Kalugen ed il piano negativo, tramutando il vampiro in cenere. Dov'era la chiave per Tolaria? Non se la sentiva più appesa alla cintura. Doveva avergliela sfilata quando l'aveva stretto. Rise. Alyn era sempre stata la più furba dei due. Sperava almeno che senza di lui non infrangesse qualche legge di Kyrandor, o sarebbe incorsa in guai seri...Comunque lui aveva sempre questo portale per andarsene, il povero Kalugen non poteva sapere che per riattivarlo bastava attraversarlo ad occhi chiusi. Si concentrò sul rituale. Peccato solo che Lyna non potesse allontanare la Maledizione da se, ma tanto questo era un desiderio irrealizzabile... L'enormità della sua stupidità lo scioccò per un istante. Lyna era il suo desiderio realizzato! Come aveva potuto non capirlo! L'Heart's Desire lo aveva condotto su Tolaria per fargli conoscere l'altra persona capace di raggiungere la Golconda, forse l'unica oltre a lui nel multiverso! Aveva pensato solo a vendicarsi dell'arcimago e della magia che lo avevano sottratto alla vita e alla felicità, e per colpa della sua cecità non aveva riconosciuto Lyna. Le lacrime gli rigavano il volto. Forse era ancora in tempo per fermare Alyn, ma sapeva che se fosse uscito dal palazzo la magia di Heart's Desire non gli avrebbe più dato un'altra occasione di vendicarsi del suo ex-padrone. Oh, ma che importanza aveva la vendetta? Lyna era il suo desiderio più puro, ed aveva appena deciso che era anche l'unico che contasse. Un pipistrello volò fuori dal laboratorio, sbattendo le ali come se provasse ad inseguire il vento stesso. La trovò a pochi passi dal portale, intenta ad agitare la chiave nell'aria, mentre con l'altra mano stringeva la scatola. "Ferma!" gridò il vampiro con voce rauca. "Tu! Sei tornato per la chiave, vero?" esclamò Alyn, cercando di impedire che l'improvvisa paura desse una nota acuta alla sua voce. "Che ne è di lui? Lo hai ucciso?" "Lo ucciderò" fece lui "Ora dammi la scatola." "E perché? Sei tu che mi hai chiesto di usarla sul portale" ribatté lei. "Non c'è tempo per le spiegazioni, Alyn. Lui potrebbe aver già scoperto qualcosa. Devi fidarti di me." "Di te? Perché dovrei?" disse bruscamente " Chi è quello che mi ha abbandonato qui per duemila anni? Non ricordi più com'eravamo felici assieme?" domandò. "No, Alyn, non ricordo" dichiarò "Ricordo solo le urla d'orrore delle nostre vittime e le orge sfrenate che tenevi nel salone al lume delle torce." Lei lo folgorò con un'occhiata, e strillò: "Sei un ingrato! Io ti ho svezzato e tu mi devi tutto, hai capito? Tutto!". Abbassò la voce "Quindi ora mi spiegherai perché improvvisamente hai deciso di risparmiare il tuo nemico e quel mondo che odi tanto, e cerca d'essere convincente, o lancerò questa cosa dritta nel portale." Così Ronassic le raccontò dei suoi desideri e di come avesse conosciuto Lyna, ma l'avesse riconosciuta solo da pochi istanti. "Quello che dici è impossibile" fece lei " Non si può vincere la Sete, Kerebos, te l' ho insegnato io" Lui la guardò, e scorse un gelido sorriso sulle sue labbra. "Sai cosa credo invece?" continuò "Che il tuo desiderio sia quello di trovare una consorte degna di te...e che per questo l'Heart's Desire ti abbia portato da me." Lui inarcò le sopracciglia. "Forse è come dici tu" mentì "però voglio risparmiarla lo stesso. Se mi dai la scatola, ti insegnerò ad usare la chiave, e potrai andartene dove vorrai." "Come? Vuoi lasciarmi di nuovo, ora che mi hai ritrovato?"chiese lei. "Credevo fossi tu quella che stava per andarsene senza salutare”"la rimbeccò "Comunque ti raggiungerò, sta tranquilla, devo solo recuperare alcune cose che ho lasciato prima di venire qua". Per un istante Alyn sembrò indecisa. Lei gli sorrise e disse, con voce dolce e suadente: "Capisco. Non dovevi agitarti tanto, Kerebos caro. Se non ci si aiuta tra noi, potrebbero accadere cose terribili. Come QUESTA!" urlò " E QUESTA!" Alyn aveva lanciato verso la boscaglia i due oggetti, in direzioni opposte, e con un balzo si era scagliata nel portale, scomparendo alla vista dell'esterrefatto Qemog. Il suo primo pensiero fu di inseguirla: poteva tornare su Tolaria e chiudere il portale dietro di se. Ma finché entrambi gli oggetti fossero rimasti lì, qualcuno avrebbe potuto con la chiave aprire un passaggio per Therial e distruggere il mondo dell'Albero usando la scatola.Perché Alyn era scappata? Era certo che non avesse creduto alla sua bugia, ma cosa sperava di ottenere? Non sarebbe mai riuscita a fuggire da lì senza il volere dei Consoli: si era messa in trappola da sola. "Maledizione a te, Alyn!" imprecò; la ricerca della chiave gli stava facendo perdere tempo prezioso. Calmo, rifletté, ci sono altri modi per trovare un oggetto magico. Fece scorrere la magia dapprima sulla punta delle dita, poi l'estese a tutto il corpo e finalmente visualizzò dentro di se l'immagine del campo magico che lo circondava: era liscio e regolare, tranne per un'onda stazionaria nella zona del portale e un'increspatura a qualche metro sulla sinistra. Detestava la sensazione che la magia gli dava, ma a questo punto non aveva scelta. Senza perdere la concentrazione, avanzò verso quel punto e, chinatosi, raccolse la chiave. Quindi entrò anche lui nel vortice luminoso. Comparve nello studio del Console. Era notte fonda, e il silenzio regnava nei lunghi corridoi vuoti della reggia. Fu colto da un senso d'angoscia, come se presagisse una disgrazia imminente. Lyna! Ecco cosa voleva Alyn! L'avrebbe uccisa, sicuramente. Non c'era un attimo da perdere. Si precipitò verso gli alloggi della ragazza e della sua famiglia, nell'Ala Est. D'Alyn non c'era traccia, ma poteva percepire la scia di morte che la vampira aveva lasciato nel suo passaggio filtrare dalle porte socchiuse delle camere. Si diresse a colpo sicuro verso quella di Lyna, che fortunatamente era un po'separata dalle altre. Non si accorse dell'ombra furtiva che era scivolata alle sue spalle. Tirò un sospiro di sollievo al vedere che la sua porta era ancora chiusa. Entrò senza far rumore. La finestra era aperta, e faceva entrare una tiepida brezza che portava l'odore del mare. Lei dormiva, la testa adagiata su un soffice guanciale, e la sua visione bastò a fargli dimenticare tutto quello cui aveva rinunciato per tornare da lei. Si chinò con l'intenzione di svegliarla. In seguito non riuscì bene a ricordare ciò che accadde in quell'istante: gli parve solo di aver visto balenare una lama nell'aria, e di aver reagito scagliandosi su di essa con una velocità superiore a quella di un essere umano. La forza dell'impatto contro l'invisibile assassino li scaraventò entrambi fuori dalla finestra, ed i due corpi precipitarono avvinghiati; un pugnale era conficcato nel suo petto, tenuto stretto da Alyn, che era tornata visibile. Due negre figure alate si levarono dl punto in cui i due vampiri erano caduti, artigliandosi a vicenda in una danza mortale sopra i tetti della città dormiente. In breve tempo dalle creature aveva cominciato a staccarsi una pioggia di goccerelline che ricadeva sulle strade in basso, sangue colante dalle ferite che si erano inferte l'un l'altra. Una delle due aveva guadagnato un certo distacco, e si era voltata l'altra. Improvvisamente, un lampo di luce rossa squarciò il cielo notturno, seguito da un'esplosione: una sfera di fiamme evocata dal nulla aveva centrato la seconda bestia, facendola precipitare per un centinaio di metri, prima che recuperasse il controllo del volo. Palle di fuoco continuavano a saettare nella sua direzione, e la creatura cercava di evitarle zigzagandole. Quelle che riusciva ad evadere proseguivano la loro traiettoria e si schiantavano sui tetti delle case, che appiccavano subito fuoco. La creatura fuggiasca stava rallentando: aveva perso molto sangue e un'ala le fumava bruciacchiata. L'esplosione successiva la sorprese vicinissima, facendole ripiegare le ali per lo spostamento d'aria. Cadde come un sasso. L'altra creatura impiegò qualche tempo per rintracciare il punto esatto in cui l'aveva vista cadere: un vicolo lungo e stretto tra due alti edifici. Vide che si era trascinata sotto una grata all'altezza della pavimentazione cercando di nascondersi. Kerebos doveva essere ferito in modo grave e lei non doveva lasciargli il tempo di riprendersi. Con un perfetto tempismo, Alyn posò i piedi sul selciato mentre riassumeva le sue fattezze estraendo un lungo pugnale dal fodero, col quale lo avrebbe decapitato. Non realizzò mai il suo desiderio. Si sentì mancare il terreno da sotto i piedi, e attraversò il selciato come se non esistesse, scomparendo nei torbidi flutti sottostanti. L'illusione del vicolo creata da Qemog scomparì, rivelando un canale d'acqua che scorreva veloce verso il mare, intrappolato dalle sponde delle case. Ci sono tre modi per ucciderci, pensò il vampiro: il sole, il fuoco e l'acqua corrente. Tu mi hai fatto assaggiare il tuo fuoco, ed io ti ho spenta nell'acqua. Era sfinito, ma le forze gli sarebbero ritornate se fosse rimasto immobile a riposare. Aveva bisogno di sangue, per completare la guarigione, ma per quello gli bastavano le fiale che teneva nascoste nel suo alloggio. Un incendio era divampato nel luogo in cui avevano combattuto, sospinto dal vento caldo che spirava dal mare. Doveva scappare: i tolariani lo avrebbero accusato di aver trucidato la famiglia di Lyna, e l'unica prova in sua difesa era probabilmente già finita in mare. Aveva con se la chiave, ma su Tolaria era inutilizzabile; l'unica via di fuga era di tornare sul suo mondo e da là adoperare la chiave per Therial. Solo che il portale nello studio del Console non avrebbe funzionato per Lyna, perché lei non era nata nel suo mondo. Dovevano separarsi, se volevano avere la possibilità di incontrarsi di nuovo. Stancamente, tornò alla finestra di lei. Nel sonno si era voltata dall'altro lato del letto. La svegliò toccandola sulla fronte con la mano, sporca del suo stesso sangue. Una luce rossastra filtrava dalle tende, e riempiva la stanza di caldi riflessi infernali. Dalle strade giungevano urla ed il crepitio delle fiamme, ma all'interno del palazzo regnava ancora una calma irreale. Lui la baciò sulle labbra, e mai erano stati così uniti come quella volta, quell'ultima volta. Era tutto, il bacio era tutto. Annullò il tempo. Accadde in modo naturale, così come lei lo aveva immaginato. Fece scivolare le labbra sulla sua morbida pelle dandole un morso alla base del collo. Uno solo, innocente. Lei emise soltanto un piccolo gemito. Mentre il sangue di Lyna e il suo si mescolavano assieme, Qemog, come se avesse visto nel suo futuro, urlò con tutto il fiato che aveva in gola e le sussurrò all'orecchio: "Un giorno tornerò a cercarti laddove l'Albero della Luce trafigge la Madre Terra", frase che lui stesso aveva coniato per descrivere il mondo di Therial. Le chiuse gli occhi ormai privi di vita e la sollevò delicatamente dal letto; nessuno doveva trovarla mentre la trasformazione era in corso. Avvolse entrambi nel mantello e si diresse invisibile verso la spiaggia, lontano dal fumo e dalle fiamme. Entrò in un edificio che gli pareva un vecchio magazzino per le barche, e la nascose in una di esse. Rimase ad osservarla per alcuni minuti. L'inizio della metamorfosi si manifestava sempre con violente convulsioni, ma lei non aveva mosso neanche un muscolo per tutto il tragitto. Terrorizzato, si domandò se qualcosa non avesse funzionato. Dopotutto, anche per lui era la prima volta. I suoi timori si dissiparono quando vide che cominciava a muovere la testa. Questa donna è straordinaria, ho visto uomini ben più robusti di lei contorcersi come dannati per giorni interi prima di rinascere, e lei si limita a scuotere la testa...Si, era proprio lei la prescelta. La baciò sulla fronte con dolcezza. Ci rivedremo presto, le promise. Ti aspetterò. Cosa ti ho detto prima? Quando arriverai su Therial, certamente sarò già lì da un pezzo. Non posso portarti con me, amore, ma so che te la caverai. Sei forte, e saprai trovare da sola la strada. Fino a quel giorno, addio, e che la mia Benedizione di accompagni e ti aiuti ad allontanare la Maledizione. Tornò nello studio del Console per l'ultima volta e riattraversò il portale. Si trovava di nuovo nello spiazzo ove aveva parlato con Alyn. Doveva solo chiudere il portale e fuggire. Ma che giornata movimentata! Impugnando la chiave, pronunciò la parola segreta ed il portale per Therial si aprì a fianco del primo. Poi pronunciò quella che avrebbe chiuso il portale per Tolaria, ma n essun suono gli uscì dalla bocca. Non riusciva più a parlare! Fece per girarsi, ma il suo corpo non si mosse di un millimetro. Una figura si materializzò davanti a lui, e si ritrovò a fissare negli occhi un individuo dalla nera barba ricciuta e denti candidi che lampeggiarono in un sorriso di saluto; sentì crollare dentro di se ogni speranza. Fissò impotente Kalugen sfilargli la chiave di mano e farla scivolare in una tasca delle sue vesti. "Questa la terrò io, se permetti" dichiarò. "Kerebos! Figlio mio! Non fare quella faccia!" continuò "Sapevo che un giorno saresti tornato, e ti avevo preparato una degna accoglienza, ma tu hai deciso di farmi una visita a sorpresa, non è vero?" Ed ora vorresti già andartene. No, insisto, davvero. Devi rimanere. Alyn muore dalla voglia di rivederti" "Come? Vuoi dirmi qualcosa? Certo, ti restituirò la voce, ma prima devi aiutarmi a risolvere un problema. Ecco, ho qui una cosa che forse conosci" disse mostrando la scatola nera, che aveva tenuto in mano nascosta dietro la schiena " E qui ci sono due portali. Quale mondo vogliamo distruggere? Io non saprei, indicamelo tu, per me è uguale". Qemog stava lottando contro l'incantesimo che gli impediva di muoversi, e già aveva ripreso il controllo della metà superiore del corpo, quando venne paralizzato da una scarica fortissima che lo lasciò a terra in preda alle convulsioni. Riusciva a malapena a sentire le parole che il tiranno diceva. "Sei un pazzo se credi di potermi affrontare" esclamò il vecchio Conte "Non hai visto quello che è diventato questo mondo, grazie a me? Un trionfo, per la nostra Stirpe Immortale. Siamo noi che dominiamo, qui! " "Ora sono pronto a conquistare anche i mondi dietro questi portali" proseguì "Pensavo che tu mi avresti dato una mano, come in passato hai sempre fatto. Comunque, non ho bisogno del tuo aiuto: due mondi sono troppi, meglio cominciare da uno solo" e così dicendo scagliò l'ordigno nel portale per Tolaria. Si udì un botto, e uno schianto. La luce che proveniva dal vortice vacillò per un istante, e si spense. Il portale era svanito, perché Tolaria non esisteva più. Qemog non riusciva a distogliere lo sguardo da quel punto, e non sentiva più né dolore, rabbia o disperazione, ma solo un enorme senso di vuoto. Se lei è morta, allora posso morire anch'io, pensò, e si gettò su Kalugen con le forze che gli restavano. Venne afferrato da braccia invisibili che lo trascinarono di nuovo a terra immobilizzandolo. "Patetico. Un gesto inutile, se mi permetti. Forse non hai gradito la mia scelta? Ricordo che un tempo non discutevi i miei desideri, li eseguivi. Credo che tu ti sia rammollito là fuori. Avresti potuto essere ancora utile a qualcosa, Kerebos, ma hai preferito fare a modo tuo, e hai ucciso un tuo simile..Si, perché io c'ero, ho visto attraverso gli occhi di Alyn da quando siete fuggiti dal mio palazzo, ma ti ho lasciato fare perché volevo scoprire quali erano i tuoi piani. Immagina la mia sorpresa al vederti schiavo di quella donna! E umana, per giunta. Devi essere uscito di senno" Qemog lottò per non gridare. Gli sembrò di essere nudo davanti a lui, perché comprese che nulla, o quasi, era nascosto ai suoi occhi. "Dimmi tu cosa devo fare di te" disse Kalugen "Ti conosco fin troppo bene per ritenere che la tortura possa servire a qualcosa con te, ma è evidente che sei diventato un pericolo per noi. Qemog affrontò il suo sguardo. "In segno del rispetto per il Kerebos che conoscevo, e in memoria di due secoli di servigi, voglio concederti la grazia di una fine rapida, ignorando le richieste dei miei figli che vorrebbero una punizione più crudele. Quindi, non farò niente. D'altronde, ho dei preparativi urgenti da sbrigare: sto partendo per un lungo viaggio. Come lo hai chiamato? Therial. Bene, immagino che non mi dirai nient'altro di quel luogo. O sbaglio?" Qemog lo guardò con disprezzo. "Va all'inferno" disse. "Oh! Il tuo umorismo non è cambiato, almeno. Divertiti, allora." Fece Kalugen, beffardo, e scomparve lasciandolo saldamente inchiodato a terra davanti al portale per Therial. Ma in che razza di posto mi ha portato il manoscritto, pensò tra i singhiozzi mentre vedeva calare le lune, questo non è certo il luogo dei desideri, ma degli incubi! L'alba arrivò presto. § Il suo aldilà aveva l'aspetto di una spirale multicolore che ruotava vorticosamente davanti a lui. Dove sono? Sei morto, rispose una voce femminile senza età da dentro di lui. Ma ti ho trattenuto qui perché tu sappia cosa ti è successo. Ti trovi nel luogo che separa la vita dalla morte, il c'è dal non-c'è. Chi sei? La Magia. Non temere, abbandona l'odio che provi per me per qualche istante, e ascoltami. L'Heart's Desire da solo la possibilità di realizzare i desideri, sta a ciascuno saper sfruttare quelle occasioni. Si, l'avevo capito. Già, ma tu pensavi all'inizio solo di volerti vendicare del conte e di distruggere la magia, poi hai scoperto che la figlia del console era la realizzazione del tuo sogno di trovare una ragazza abbastanza forte da scacciare la bestia e hai rinunciato ad entrambi i desideri per amor suo. Poi però il vampiro ti ha ucciso, e tu non capisci perché ciò ti sia accaduto, dato che sicuramente non desideravi né la morte tua né quella della tua compagna. E' tutto giusto. Ora capirai. Innanzitutto sappi che la ragazza non è morta; quell'aggeggio non avrebbe mai funzionato, la magia del vampiro non è certo tale da far saltare in aria mondi interi, al massimo poteva distruggere il portale, come invero è accaduto. Anche tu hai pensato che funzionasse, però, quando hai ordinato di usarla per distruggere Tolaria. Il fatto è che ti sei autosuggestionato. I Creatori di Heart's Desire non ti avevano fatto trovare la scatola apposta. E' stato un caso. Loro non avevano pensato a questo, perché in realtà non era un tuo desiderio. Pensavi che lo fosse, ma non lo era. Heart's Desire da la possibilità di realizzare tutti i tuoi desideri, anche quelli più nascosti, ed il tuo desiderio più intimo e profondo, che ti ostinavi a negare con tutta la tua determinazione, era di trovare me. Mi hai cercato per secoli nella varietà delle forme e delle creature del multiverso; in verità non odiavi me, ma l'abuso che vedevi fare del mio utilizzo. Il tuo cuore desiderava ardentemente conoscermi, per questo hai esplorato i piani nelle loro infinite possibilità...e possibilità vuol dire magia. Purtroppo i Creatori non sapevano come darti questa occasione, così si sono rivolti a me, ed io gli ho spiegato che, dopo duemila anni, la scissione tra quello che desideravi e quello che credevi di desiderare non era più curabile in alcun modo, tranne la morte. Per questo sei qui. Per avere la possibilità di ricominciare. Di vivere una nuova vita senza più suggestioni. Tornerai ad essere un uomo, e imparerai ad amarmi. Vedi il vortice. L'anima e la memoria di ogni essere si separano alla morte, e viaggiano su strade separate. La tua anima tornerà su Therial. So che preferisci Therial. La tua memoria invece dovrebbe finire nella spirale assieme a tutte le altre, ma nel tuo caso ci sarà un eccezione...la terrò io, e te la restituirò un pezzetto per volta, così eviterai di credere di odiarmi di nuovo. E quando sarai pronto ti ricorderai anche della ragazza, e assieme studierete un piano per sconfiggere il mago. Lei ti aspetterà, non preoccuparti. E' per questo che ti ho fatto dire quelle parole strane. In fondo si tratta solo di pochi anni di attesa, nulla per un vecchio come te. Ti verrò a visitare ancora in sogno, per accertarmi dei tuoi progressi, anche se tu non mi riconoscerai. Lasciami almeno i ricordi di Lyna. No. Lei ti racconterebbe tutta la storia, e la tua morte allora sarebbe vana. Oh, faranno anche una profezia sul tuo ritorno, o meglio, sul ritorno della tua memoria. A me sembra un po' esagerata, ma non m'intendo di profezie. Hai domande? § Ronassic non c'era più. Gli aveva mentito, ovviamente. I Creatori avevano davvero pensato a tutto: sarebbe stata la ragazza ad insegnarli ad amare la magia, ma lui non aveva saputo sfruttare le occasioni nell'ordine in cui gli si erano presentate, e cosa aveva ottenuto? Il tiranno era ancora vivo su Therial, la neo-vampira era rimasta sola e senza l'aiuto suo non sarebbe riuscita a liberarsi dalla Maledizione, ed infine il giudizio che lui aveva sulla magia non era cambiato affatto. Ed era morto. Solo per colpa sua. Che stupido. Voleva distruggerla! La odiava veramente, e non c'era nessuna suggestione, purtroppo. Eppure Lei aveva sempre desiderato che quello spirito girovago passasse dalla Sua parte. L' avrebbe amata con la stessa intensità con cui l'aveva odiata, sempre che la "terapia" funzionasse. Questo, nemmeno Lei poteva prevederlo, ma sperava proprio che imparasse ad amarla. Anche la dea della Magia aveva i suoi desideri, e dopotutto quel luogo esisteva apposta per soddisfarli. Ma un tempo non si era chiamato in un modo diverso? La Creatrice di Magic's Desire pensò a chi avrebbe potuto far trovare il manoscritto, la prossima volta... § Non aveva funzionato. La prima incarnazione aveva vissuto per cinquant'anni odiando ogni forma di vita, usando la magia per isolarsi dal mondo. Quando Lei aveva cercato di contattarlo, era impazzito e si era buttato da una scogliera. Lo aveva fatto rinascere di nuovo, e stavolta Duffy il warlock si era mostrato più pronto a imparare la magia, ma aveva sviluppato delle tendenze suicide ed era stato ucciso da una banda di goblin. Troppi anni erano trascorsi. Ma voleva fare ancora un tentativo. Ci voleva una creatura con un grande amore per la vita, dotata di veri poteri magici. Di certo lui non avrebbe approvato la soluzione che aveva in mente, ma in fin dei conti era per il suo bene... § In una fredda mattinata invernale, la strega elfa Epiphany Wishborn aprì gli occhi per la prima volta, in un cortile del Campo d'Addestramento di Kyrandor. ©2001 Ary Arianna M.G. Benigno (AryHann)

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