l vecchio cantastorie entrò nella locanda portandosi
dietro un turbinio di neve. Era un inverno terribilmente
freddo e nessuno aveva voglia di girare Therial con questo
freddo e questa neve. Così l'arrivo di un cantastorie era
diventato negli ultimi mesi addirittura un miracolo! L'oste
quindi si affrettò, per quello che poteva data la sua
enorme pancia, ad accogliere il benvenuto e ad invitarlo a
scaldarsi al fuoco, mentre il figlioletto di dieci anni si
lanciava nella tormenta per avvertire i paesani.
In poco tempo la locanda si era riempita di vecchi
contadini e boscaioli ansiosi di sentir raccontare
qualcosa, mentre il cantastorie continuava a scaldarsi con
ancora l'eptacordo appeso alla schiena. Gli fu offerto vino
e stufato caldo. Poi prese in mano l'eptacordo e, dopo
averlo provato qualche secondo, si sedette su di uno
sgabello pronto a raccontare.
I paesani si strinsero in semicerchio attorno a lui, vicino
al fuoco. E' bello restarsene accanto al fuoco nelle notti
d'inverno mentre un cantastorie racconta le mirabili
avventure degli eroi...
Il cantastorie si schiarì la voce. I pochi che
chiacchieravano subito si fecero silenziosi attendendo la
storia.
"Volgendo lo sguardo di qui ad occidente potete vedere
un'antica e tenebrosa foresta, una foresta di alberi
secolari, abitata da cervi dagli enormi palchi, da orsi,
cinghiali e feroci lupi. Una foresta i cui alberi sono così
alti che sembrano toccare le dimore degli dei in Elgalir!
Al centro di questa foresta, c'è un piccolissimo villaggio
di boscaioli. E' un villaggio davvero piccolo in una radura
sul cocuzzolo di una ripida collina.
La vita di Ganeidon ebbe inizio proprio in quel villaggio.
Figlio di un umile boscaiolo, fin da piccolo sentiva un
forte legame nei confronti degli animali e dei popoli delle
foreste, tanto da passare intere giornate nei boschi
parlando coi suoi amici animali.
Per molti e molti anni Ganeidon visse tra i boschi e molto
apprese dai druidi che lo conoscevano e avevano imparato a
rispettarlo. Ormai la sua fama era giunta lontano, portata
sulle ali dei corvi e trasmessa dai pesci dei fiumi, tanto
che molti druidi venivano a trovarlo dalle più oscure
foreste e ogni giorno alla grotta che aveva preso come
dimora giungeva un qualche animale.
Tutti gli esseri della foresta amavano Ganeidon. In breve
la grotta che aveva scelto come domicilio divenne ricovero
per animali di svariate specie... lupi, uccelli pesci,
caprioli... tutti vivevano insieme e in armonia.
Ogni bella cosa però è destinata a finire e in breve un
malvagio demone giunse in quella foresta. Il demone osservò
gli animali, vide che erano felici e decise di distruggerli
tutti.
Ma i corvi, che avevano compreso il disegno del demone, volarono in fretta da Ganeidon e lo avvertirono prima che il demone malvagio potesse dar inizio ai suoi nefasti propositi. Ganeidon così si trovò pronto alla pugna e, determinato dal bisogno di proteggere la sua grotta e i suoi animali, combattè fino allo stremo e, nonostante fosse gravemente ferito, riuscì a respingere l'essere diabolico fino all'alba. Non appena le foglie di Kyra si voltarono mostrando il loro lato più luminoso le ali membranose del demone si sciolsero alla luce l'essere fu costretto alla fuga. Ganeidon era risultato vincitore, ma le ferite che aveva riportato sembravano riservargli ben poche possibilità di sopravvivere... Il druido, ormai ferito e provato, chiese allora ai suoi lupi di portarlo nel centro della foresta più intricata, dove egli potesse morire in pace circondato dai suoi animali. Le belve fameliche, rese tristi dall'imminente morte dell'amico, lo portarono fra alberi e cespugli verso un antico cerchio di pietre. Era, questo cerchio di pietre, un antico ritrovo druidico, ormai abbandonato e di cui solo gli animali conservavano memoria.Ganeidon scese a fatica dal lupo che lo aveva portato e si appoggiò a fatica sull'altare al centro del circolo di pietre, per levare al cielo un'ultima preghiera. Attorniato dai lupi che lo sostenevano, si piegò sull'altare e levò gli occhi alle fronde degli alberi, tra le cui ombre vide il proprio volto. In quel momento gli occhi di Ganeidon si aprirono e comprese. Non era destinato alla morte. Ganeidon sentì una forza arcana pervadere il suo corpo e ricordò. Non era un semplice druido, era Ganeidon, sorto da una scintilla del cuore di Dheadis, signore e protettore degli animali che sotto Althea erano nati! Nuova vita e nuovi poteri scorsero nelle vene del giovane druido nell'esatto istante in cui egli comprese chi era. Si levò in piedi nell'urlo di gioia di tutti gli animali che da ogni foresta di Therial alzarono le loro voci per salutare il loro dio, e riprese il suo posto tra gli dei, e da allora si muove tra le foreste del mondo aiutando e proteggendo i suoi diletti." .
