odruithog viene da molto lontano, ma nessuno conosce con precisione la sua
esatta provenienza. Noi bardi cantavamo le sue imprese quando ancora il
piede dell'eroe non aveva varcato i confini di queste terre, tali la
bellezza e la maestosità dei carmi, la gloria delle sue leggendarie gesta,
le immagini senza tempo evocate dalle musiche sublimi...
Echi lontani narrano della sua giovinezza, quando con membra forti e cuore
impavido combatteva le orde di koboldi e le armate di uomini malvagi che
seminavano morte e carestia per le sue colline natie. Il giorno in cui un
esercito di guardie corrotte, agli ordini del Sommo Sacerdote dell'Impero,
diedero immeritata morte a suo fratello, egli rinunciò al suo nome e rinnegò
il proprio passato. Fu allora che divenne Bodruithog, l'Assetato di
Vendetta, ed il nome che recò con sé fino a quel tempo neppure lui lo
ricorda più. Affiancato da una misteriosa druida di grande potere visse
avventure ed affrontò perigli di tale rischio che divenne uno dei più abili
maestri d'arme dei mondi conosciuti. Con la dolorosa separazione dalla
compagna di così tante gesta lascia le terre che amava.
Ecco che giunsero i tempi del sangue, recando con loro crudeltà mai viste.
Le guerre insanguinavano monti e colline e le acque si tingevano di rossa
schiuma, mentre gli eserciti cozzavano con ferocia metallica ed i negromanti
tessevano nell'ombra terribili malefici. Bodruithog si unì ai ranghi
dell'armata mercenaria, apprendendo e rivelando micidiali tecniche belliche.
I nemici lo fuggivano con cieco terrore mentre squassava i loro eserciti in
un turbine di colpi furiosi, possente mietitore d'uomini. Ma come tutti gli
affari dei Mortali anche quei tempi erano destinati a finire. Stanco di
quella vita, l'eroe donò tutti i suoi averi e se ne andò.
A lungo peregrinò per vie nascoste, la spada quale unica compagna, fin
quando giunse ad una città scintillante sotto i raggi della luna. Sentì che
era atteso, che i portali della città erano aperti per accoglierlo. La voce
femminile giunse come una conferma, parole di dea: "Benvenuto, Bodruithog.
Ti stavo aspettando". Un brivido gelato gli attraversò la schiena, mentre la
tetra figura ammantata si avvicinava a lui. Non proiettava ombra, essendo
ombra lei stessa. Nella destra stringeva un pugnale dai riflessi freddi e
crudeli come il ghiaccio, gli stessi bagliori emanati dai gelidi occhi che
lo fissavano, inespressivi, immobili, eterni. Occhi che l'eroe non poté non
riconoscere. S'inginocchiò innanzi a lei, consapevole di ciò che
l'attendeva. Sorrise alla dea ed annuì. Fu solo un istante.
Ora apparteneva a quel mondo e a nessun altro, ed era pronto a ricominciare.
Aprì gli occhi, si alzò e cominciò a prendere confidenza con il suo nuovo
corpo. Soppesò la sottospecie di spada che gli giaceva accanto e che
rappresentava la sua unica ricchezza. La impugnò saldamente e cominciò ad
allenarsi.
