← I Reperti

Lands of Darkness's HomePage

Cattura del · sola lettura

Apri il sito con la grafica storica ↗

Fonte: Internet Archive · http://www.landsofdarkness.it:80/arikel.html

Lands of Darkness's HomePage astello di Bahoumet 300 anni fa... La nera stazza del castello si stagliava contro la luna piena, proprio dove, solitamente, sorgeva un placido colle... Nella valle sottostante, due cavalli procedevano a passo spedito, sollevando sbuffi di vapore ad ogni respiro, dato che l'aria era innaturalmente fredda. Quello che apriva la fila era una sorta di ronzino. Aggrappato sul suo dorso, un uomo sulla quarantina, smagrito ed emaciato, ma con la pelle cadente e flaccida di chi un tempo era stato grasso. Il destriero che seguiva era ben'altra cosa: forte e slanciato, sembrava quasi non curarsi della pesante e scintillante bardatura, e non accorgersi nemmeno del cavaliere che portava sul dorso. Il cavallo, nero nella notte nera come la pece, era quasi un muro di tenebra, che incalzava il ronzino che lo precedeva. Il cavaliere non era da meno: completamente avvolto in una nera e lucente armatura, poteva essere distinto dal cavallo solo dallo stemma scarlatto, raffigurante una rosa, che portava sul petto e dalla cascata di lunghissimi capelli argentei che ricadevano sulle spalle e si confondevano al mantello, sventolando liberi nella notte dalla testa senza elmo dell'uomo. La strana comitiva si avvicino' al castello, fino a giungere al portone e al ponte levatoio, che, stranamente, erano spalancati... L'intera scena era immersa in un sovrannaturale silenzio. Il cavaliere smonto' con un gesto agile da cavallo, e si volto' verso l'altro uomo. "Sicuro che il posto sia questo Marius?" mormoro' con voce vellutata. L'altro uomo fisso' il portone con sguardo vacuo, rabbrividendo: "Sì mastro Arikel... non potro' mai scordare questo posto... le mura... l'odore... ogni giorno ripenso all'orrore... ogni giorno... non potete portarmi la dentro!!! Vi prego... non resisterei... la prego... la prego!" Arikel si avvicino' a Marius, posandogli la mano guantata sulla spalla. "Non devi preoccuparti, Marius... ora sei sotto la protezione del sacro ordine della Rosa... Nessuno ti fara' del male" E sorrise al pover'uomo. "Ma perche'... perche' volete avventurarvi in questo covo di demoni... l'alto maestro stesso vi ha vietato di..." "Silenzio! Non sopportero' oltre le vostre osservazioni... E non voglio sentir parlare dell'alto maestro ora... Quel cane ha mandato qui mio fratello Malkav impreparato... TRE giorni fa... e ancora non ha fatto ritorno. Non vorrei costringerti a seguirmi, ma sei l'unico che e' riuscito a fuggire da questo posto, e pertanto l'unico che mi puo' guidare!" "Ma mastro Arikel... glie l'ho detto... il castello cambia in continuazione... non ci si puo' fidare di niente e nessuno, la' dentro... nemmeno della propria ombra... ora ragioni e venga via con..." "Ora basta! Vi passero' al fil di spada se non mi ubbidirete. E intendo ORA. Andiamo, forza..." Marius deglutì, fissando spaventato la spada che pendeva dal fianco del Paladino. Probabilmente la minaccia era falsa, ma Arikel era piuttosto provato, quindi... "D'accordo... andiamo... ma ricordi! Non si fidi di nessuno... nemmeno dei suoi occhi, maestro Arikel!" E detto cio' accese una torcia e si incammino', seguito dalla rassicurante presenza del maestro paladino. La strana coppia si addentro' nel castello, combattendo ogni genere di orrori lungo i corridoi ed i saloni del cupo castello. Le mura stesse sembravano gemere e cambiare appena si distoglieva lo sguardo, e una stanza che prima sembrava vuota e sicura dopo un istante si riempiva di putridi non morti o di orde di lupi sanguinari. Arikel, tuttavia, respingeva con facilita' le ondate di nemici, invocando a pieni polmoni Chastil e la luce. Per quelle che sembrarono ore interminabili, Arikel si fece largo tra torme di blasfemi nemici, alla luce di "Pianto di Stelle", la sua spada e della torcia dell'atterrito Marius. Risalendo una grande scalinata, che non poteva essere stata costruita da mani umane, in quanto era ben piu' alta dei torrioni piu' imponenti di Kyrandor, si trovarono alfine in una stanza buia. La tenebra soffoco' rapidamente la torcia di Marius, e la sola fonte di luce fu, per un istante, la lama sacra di Arikel. Poi, lentamente, la stanza fu rischiarata da una serie di lumi, fino a rivelare, in fondo, un alto trono, forgiato in quelle che sembravano essere ossa umane, non ancora ripulite della carne. I muscoli delle vittime erano fusi insieme, fino a formare una grottesca imitazione di un trono reale. La cosa sconcertante era che le persone fuse erano ancora vive, e riempivano l'aria di una cacofonia di gemiti e lamenti. Sul trono era seduta una figura ammantata di nero, con un elmo raffigurante una testa di drago ben calato sul volto. In mano stringeva una catena, e all'altro capo della catena... "Malkav! Fratello!!!" Arikel avanzo' a passo deciso, stringendo lo scudo, impugnando "Pianto di stelle" e mormorando una silente preghiera a Chastil. "Alzati, cane d'inferno, ALZATI!" Ringhio' il paladino, avvicinandosi alla figura assisa sul trono. Il figuro ammantato non se lo fece certo ripetere, e in un gesto fulmineo impugno' una spada, e si scaglio' sul Maestro della Rosa. Le lame cozzarono, in un nugolo di attacchi, troppo veloci per un umano normale. L'uomo ammantato aveva una forza e una velocita' quasi sovrannaturali... doveva essere il vampiro che secondo la leggenda abitava il castello... in effetti era rapido, ed aveva la forza di due uomini, ma Arikel si rese quasi subito conto di essere in vantaggio: non solo aveva una tecnica migliore, ma aveva anche dalla sua le forze del bene. Non riuscendo a fare breccia nelle difese del vampiro, indietreggio', e finse di inciampare. Il vampiro si scaglio' in avanti, pronto a vibrare il colpo mortale, ma Arikel, che non aspettava altro, si scaglio' in avanti, ululando: "Per l'ordine della Rosa... RISPLENDI!" La lama si accese di un intenso bagliore, silmile al fulgore di mille comete, e il vampiro indietreggio', colto di sorpresa, di quel tanto che bastava al Paladino. Con un fluido movimento, Arikel rigiro' la spada, e, superando il nemico, la pianto' a fondo nella schiena, in corrispondenza del cuore. Tuttavia aveva calcolato male i tempi, perche', in un ultimo gesto disperato, il demone traccio' un arco con la spada, cogliendo al ventre il guerriero sacro e squarciando carni e corazza in un solo, fluido movimento. Arikel, agonizzante, striscio' fino al corpo del nemico, che sussultava, prossimo al buio abbraccio della morte. Il paladino si alzo' di quanto bastava per sovrastare l'avversario, afferro' la spada e, trapassando il nero cuore del nemico, la pianto' nel terreno, mormorando con amarezza: "Giu'... Giu' all'inferno... e di che ti ci ho mandato io!" Poi si ritrasse e, tossendo chiaro sangue polmonare, si avvicino' al fratello incatenato. Un lieve sorriso si dipinse sulle sue labbra, e levo' una mano guantata per accarezzare il volto tumefatto del fratello. Ma quando le sue dita sfiorarono il viso di Malkav, non incontrarono che l'aria. Malkav alzo' lo sguardo, e sogghigno' con crudelta', poi tremo' e si dissolse. Arikel guardo' la sua mano stupefatto. Poi fu colto da un orrendo dubbio. Si trascino' a fatica, ormai allo stremo delle forze, verso il corpo del nemico, e, con mano tremante, slaccio' l'elmo a forma di drago che ne celava il volto. Rimase paralizzato. Non aveva bisogno di guardare per sapere cosa avrebbe visto. Al di sotto dell'elmo, con un rivolo di sangue che colava da naso e labbra, scorse il volto del suo amato fratello Malkav. "Suvvia, maestro paladino... non faccia così... in fondo glie l'avevo detto di non fidarsi di nessuno..." La voce proveniva dalla zona in ombra in cui era rimasto Marius. La figura emaciata si fece avanti, tremando per un istante, e rivelando quello che era, inequivocabilmente, un vampiro. Era vestito con abiti nobiliari, ma il suo mantello era sporco, completamente impregnato di sangue. Avanzando, i suoi passi risuonavano nella stanza vuota, ed ad ogni passo si levava un grido di dolore. Il suo volto era pallido come l'avorio, e la barba curata malcelava i lunghi canini. Il Vampiro si fece avanti, e toccando il collo di Arikel, sussurro', sorridendo "La beffarda ironia della sorte, non trova, mastro Arikel?" L'ultima cosa che il paladino vide, nella sua vita mortale, fu il ghigno del demone... prima che tutto si facesse buio e muto. Arikel riapri' lentamente gli occhi. Si trovava su di un altare. Fuochi neri bruciavano tutto intorno. Era immobile, ma vivo... o almeno così sembrava. Accanto a lui era steso il corpo del fratello, palido come un cadavere, ma anche lui cosciente. Levo' lo sguardo, e noto' che c'era un uomo sopra di lui. Non era il vampiro. Dalle vesti pareva piu' un sacerdote. Stava incidendo la pelle del paladino con un lungo pugnale insanguinato, nero come l'ebano, pronunciando sillabe che Arikel non riusciva a comprendere. L'unica parola che coglieva, ogni tanto, era il nome di Zeius, l'eterno nemico. Cerco' di divincolarsi, ma scoprì con orrore che il suo corpo si rifiutava categoricamente di obbedirgli. Il sacerdote termino' il suo lavoro, e comincio' a mormorare una litania. Fu in quel momento che Arikel noto' che c'era anche il vampiro, seduto in disparte. La litania volse al termine, ed Arikel comincio' a sentirsi agitato. Una strana furia si stava impadronendo delle sue membra. Comincio' a perdere il controllo e ad urlare. Il sacerdote si volto', e comincio' ad affaccendarsi sul corpo inerte di Malkav. Fu allora che successe. Il portone della stanza esplose, ed una cinquantina di uomini in armatura, tutte uguali a quella che Arikel aveva indossato durante l'assalto a Bahoumet si riversarono nella stanza. In mezzo a loro si ergeva la figura dell'alto maestro dell'ordine, Trevor Belmont. L'uomo si fece avanti e con voce tonante urlo': "Demoni! Fate largo, e togliete le vostre grinfie dai nostri fratelli... Per la Luce, Chastil e per l'ordine della Rosa!" Il vampiro scoppio' a ridere, una risata carica di malvagita' ed odio, e si scaglio' sull'alto maestro, non prima di aver fissato Arikel per un istante e mormorato due secche parole di comando in un idioma inintellegibile. Lo scontro incomincio', e il duello tra Arikel e Malkav non era che una pallida eco della battaglia che si tenne. Arikel non capi' perche'il vampiro lo avesse guardato, ma scoprì di aver riguadagnato il controllo sulle sue membra. Furioso, si rialzo', ma proprio quando stava per intervenire a dare man forte all'alto maestro, sentì che aveva sete. Ma non era una sete naturale... era qualcos'altro. Un'istintivo bisogno di violenza... violenza e... sangue! Aveva bisogno di sangue. In una sorta di estasi guerriera, si scaglio' tra i ranghi dei suoi confratelli, e, strappata una spada dalle mani di un sorpreso novizio, comincio' a colpire i paladini, forte di un vigore innaturale. Perse completamente la testa. La stanza scomparve, e lascio' il posto ad una landa di teschi. Arikel si trovo' circondato da demoni spaventosi, che grondavano del sangue di migliaia di innocenti. Folle di rabbia, comincio' a combattere le orde demoniache, falciando arti e teste in preda ad un sacro fervore. Pian piano la visione svanì. La piana desolata scomparve, e lascio' il posto alla stanza. Intorno a lui, giacevano i corpi mutilati ed esanguinati dei paladini. Alle sue spalle, lo scontro tra Trevor e il vampiro andava avanti. Si rese conto di essere coperto di sangue, e non ci mise molto a capire che era stato lui a sterminare i suoi poveri compagni. Cadde sulle ginocchia, piangendo sangue, l'unico liquido rimasto all'interno del suo corpo. Lacrimante si rialzo', e vide che il sacerdote stava pronunciando un sortilegio all'indirizzo dell'alto maestro. Folle d'ira si scaglio' addosso all'uomo, tracciando un arco di acciaio con l'arma. La lama non incontro' resistenza... all'interno della tunica nera e rossa non c'era che aria. Arikel impreco' rapidamente e si volse allo scontro tra Trevor Belmont e il vampiro. Il paladino stava lentamente soccombendo alla furia del demone. Senza esitare, forte della sua condizione vampirica, scattò alle spalle dell'anziano vampiro, e lo afferro' da dietro: "Dannato... cosa stai facendo!? Lasciami!" Arikel non se ne curo', e stringendo la presa urlo' al colmo della disperazione: "Maestro Belmont! Colpisca al cuore nero di questo demone!" Trevor scosse il capo, ancora intontito, fisso' la scena per un attimo e, con gli occhi colmi di lacrime, scatto' in avanti, stendendo la sua arma. La spada sacra quasi non incontro' resistenza, infilandosi nel torso del vampiro fino all'elsa. Rapido, l'alto maestro estrasse la lama e la rinfodero'. Il demone fisso' Trevor stupito, come se non capisse, e poi si lascio' cadere sulle ginocchia. Fermo, alle sue spalle, c'era Arikel, il petto trafitto all'altezza del cuore, dov'era tatuata una rosa rossa. Il paladino fisso' Trevor con occhi vacui, e mormoro': "Mi dispiace... signore..." Trevor guardo' l'amico, capendo che era in punto di morte. "Non dire così, Arikel, c'e' ancora..." "Non mi prenda in giro, Belmont! Sono dannato... per sempre... solo l'abisso mi attende..." E cadde in ginocchio, singhiozzando e piangendo calde lacrime scarlatte, in attesa di una morte sola ed amara. Era buio. Ed era solo una questione di volonta'. Avrebbe potuto rialzarsi in qualsiasi momento. Arikel ripenso' agli eventi della giornata precedente. Aveva perso il controllo. Aveva ucciso degli innocenti. Mai, mai una cosa del genere avrebbe dovuto ripetersi. Doveva proteggere l'umanita' da se stesso. Il vampiro era morto. Lui era l'unico superstite per quel che ne sapeva. Pertanto, c'era solo un modo per evitare all'intero impero la piaga dei vampiri. E che la sua anima fosse dannata in eterno se non ci avesse provato. Un'unica soluzione si presentav. Sigillarsi in eterno nel suo sarcofago, solo nel buio, per sempre. Solo in questo modo l'umanita' avrebbe potuto dimenticare la maledizione dei vampiri. Solo in questo modo Therial si sarebbe salvata. Ancora singhiozzante per la perdita di tutto quello in cui aveva creduto, Arikel chiuse gli occhi e si avvolse nel buio. Forse per sempre. Cripta del Sacro Ordine della Rosa Oggi "Credevo che le tenebre dell'incoscenza" penso' Arikel "fossero ben piu' fitte di così..." Nel buio della sua bara, l'ex paladino sbatte' le palpebre. Cos'era successo? Il sarcofago era aperto. Perche' era sveglio? Lentamente, Arikel si alzo' dal pesante sepolcro di pietra. "Perche' mi sono svegliato?" Arikel si guardo' intorno. Era in una cripta. Accanto alla sua c'era un'altra bara, anch'essa vuota. L'iscrizione recava la scritta Malkav. La cripta era aperta. Anche suo fratello era vivo! Ne era quasi felice. Ma la sua felicita' svanì rapidamente. Nella sua testa, una voce beffarda, che aveva gia' sentito, prima di morire per la prima volta, disse con amarezza. "Noto con dispiacere che anche tu ti sei risvegliato. Evidentemente il rituale di resurrezione del mio fido sacerdote ha avuto troppo effetto... ma non e' un problema... TU non sei un problema!" Arikel si coprì inutilmente le orecchie per non sentire la risata del vampiro. Lentamente, risalì le scale, e si trovo' nel cimitero in rovina del suo sacro ordine. Fosche nubi si addensavano all'orizzonte, di sicuro un brutto presagio... "No" Mormomoro' Arikel, e battendosi un pugno sul petto, dove un tempo aveva portato lo stemma della Rosa, continuo': "dovranno prima passare su questo cadavere..." ©2001 Ary Arianna M.G. Benigno (AryHann)

Restauro grafico: il capolettera C sostituisce c.gif, non conservato. È stato ricostruito con AI su richiesta, prendendo come riferimento il capolettera B originale. Non è un’immagine originale recuperata.

Il nome della pagina è stato ricostruito con AI nello stile calligrafico del menu conservato, su richiesta. È il titolo principale, senza sottotitolo di sezione; non è un’immagine originale recuperata.

Le illustrazioni sostitutive sono nuove interpretazioni artistiche realizzate con AI per il restauro. L’aspetto delle immagini originali perdute non è noto.

I ritratti degli eroi si ispirano alle descrizioni conservate; i tratti fisici non descritti sono immaginati.