uestor troneggiava in mezzo alla piazza, la sua imponente stazza dominava
l'intera zona, stagliandosi, enorme e nera, contro il cielo in tempesta, un
buco nero nella notte scura. L'atmosfera era cupa e desolata, e la notte
stava facendosi sempre piu' profonda. Pochi ubriachi, ormai si attardavano,
calcando rapidamente le strade percorse poco prima dai cittadini piu' saggi,
coscienti delle creature che si aggiravano nel buio. Un lampo squarcio' il
cielo, abbagliando il gigante, seguito da un tuono poderoso.
"Questor" disse all'improvviso una voce alle sue spalle.
Questor sobbalzo, terrorizzato, e
si giro' di scatto. Davanti a lui, una figura vestita di nero, i lunghi
capelli argentati che sventolavano nel buio. In mano teneva la testa di un
uomo. Per un istante il gigante indietreggio', poi l'uomo parlo' di nuovo.
"Ti ho portato la testa dell'evaso... spero che si tratti di lui."
Questor tiro' un sospiro di sollievo.
"Arikel, non dovresti avvicinarti così di soppiatto..."
"Siete voi che dovreste tenere gli occhi aperti... comunque eccovi la testa
di..."
Le parole morirono in bocca al vampiro. I suoi occhi acutissimi avevano
notato una piccola figura avvicinarsi alla piazza, per poi scattare indietro
appena lo aveva scorto.
"Aspetta qui, Questor... torno subito"
Il gigante fece per rispondere, ma il vampiro non era piu' li.
Bardolfo scatto' rapidamente per via dell'Oscura, rifugiandosi nella
confortante oscurita' di un vicolo. Arikel non doveva vederlo, non avrebbe
capito! Ansimante, si rifugio' nello stipite di una porta, sedendosi, ancora
ansante per la corsa e per lo spavento.
"Salve, amico mio..."
Quasi urlo' per la sorpresa, balzando in piedi. Accanto a lui, seduto su un
gradino, c'era la tenebrosa figura di Arikel... quando era arrivato? Com'era
possibile che fosse gia' lì? Bardolfo indietreggio', cercando qualcosa da
dire, e gettando occhiate furtive all'imboccatura del vicolo.
"Non cercare di scappare di nuovo... hai già visto che e' inutile."
Sapeva che era vero. Deglutì.
"Vattene Arikel, e' meglio per tutti e due..."
Soprattutto per te, amico mio, penso' il nano
"Perche' scappi da me, Bardolfo? Che ti succede... non gradisci piu' la mia
presenza"
C'era qualcosa di minaccioso nella voce. Noto' solo quando il vampiro gli
fu' di fronte che, parlando, si era alzato. Istintivamente abbasso' lo
sguardo.
"Che fine ha fatto il tuo fiero sguardo, guerriero? Non sei piu' capace di
sostenere la mia vista?"
La sua voce si era fatta fredda. All'improvviso
schiocco' le dita, ed una fiammella di fuoco bianco comincio' a
volteggiargli intorno. L'intera zona fu rischiarata. E fu allora che Arikel
capì quello che il nano cercava di nascondergli. Il fiero volto del
guerriero era sconvolto da violenti mutamenti. Le vene, alle tempie e sulla
fronte, erano gonfie e pulsanti, e gli occhi erano cerchiati da profonde
occhiaie. Ma la cosa che piu' appariva era il marchio a fuoco che dominava
l'ampia fronte del nano, rilucendo nell'oscurita' di una malevola energia
rossastra. Arikel aveva gia visto quel marchio. Era un simbolo che odiava.
Era il marchio di Lyna. Pur avendoci avuto a che fare molto di rado,
conosceva la vampira. Era una delle maggiori esponenti delle forze del male.
Spesso lo aveva deriso, ed invitato a riconsiderare la sua posizione di
vampiro buono, blaterando di "onore della stirpe". Ogni volta era finita con
un rifiuto, e con una condanna da parte di Lyna al "traditore della genia
oscura" e "figlio reietto della notte". Per la prima volta, l'operato di
Lyna interferiva col suo: nei mesi precedenti, aveva cercato di indirizzare
Bardolfo sulla retta via, con l'aiuto di uno strano figuro, Rakshasa, che
pareva essere non solo il maestro di Bardolfo, ma anche un sostenitore delle
forze della luce. Insieme, stavano facendo percorrere a Bardolfo i primi
passi sul cammino della salvezza. E ora questo... Arikel scosse il capo, e
guardo' il nano dritto negli occhi.
"Perchè? Per quale motivo hai aperto il tuo cuore alle tenebre?"
La mano del nano corse all'impugnatura della spada.
"Ti ho detto di andartene!" ringhio' il nano senza alzare lo sguardo.
"Per quale motivo ci hai tradito? Non puoi rinnegare tutto quello che
abbiamo fatto insieme!"
Il nano raddrizzo' il capo, e guardo il vampiro dritto negli occhi, lo
sguardo annebbiato da una malsana furia omicida.
"Rinnegare cosa? Non c'e' stato niente! Non abbiamo mai fatto nulla
assieme!"
Il vampiro lo fisso', con occhi carichi di autocommiserazione.
"Ti sbagli. E' solo che non vuoi ricordare. Lascia che ti aiuti"
Bardolfo reagì alla minaccia con un istante di ritardo. il vampiro scatto'
in avanti con la mano levata, e rapidamente gli tocco' il collo. Il nano
crollo' a terra, profondamente addormentato.
La scena scomparve. Bardolfo ora non era piu' in uno squallido vicolo. Era
sul crinale di una montagna. Ai suoi piedi si apriva un enorme canyon. Kyra
era quasi al tramonto, e una brezza fresca gli scompigliava la barba e i
capelli. Il nano per un istante dimentico' tutti i suoi guai, i suoi affanni
e le sue preoccupazioni, e chiuse gli occhi, abbandonandosi alle carezze del
vanto. Poi sentì dei passi. Si volto', e guardo per un istante senza capire.
Dritto verso di lui, con la luce dell'albero alle spalle, stava arrivando
qualcuno. Il guerriero mise una mano davanti agli occhi, per ripararsi
dall'eccessiva illuminazione, e riconobbe la persona che stava arrivando.
Non ci mise molto, l'andatura felina era inconfondibile, e ancora piu'
inequivocabile era la coda che penzolava stancamente dalla schiena del
felar. Era Rakshasa. Bardolfo sorrise, ma quando l'amico gli si fu
avvicinato, sorridente, successe qualcosa. Un dolore lacinante lo colse alla
testa, in particolare alla fronte. Era come se qualcuno gli stesse incidendo
la faccia con un ferro rovente. Agonizzante, Bardolfo riapri' gli occhi. Il
sorriso era scomparso dal volto del felar, e aveva lasciato il posto ad uno
sguardo carico di tristezza. Rakshasa scosse la testa tristemente, e poi se
ne ando nell'oscurita', senza dire una parola. Il nano cerco' di raggiungere
l'amico, ma si accorse che ogni passo che faceva, lo allontanava sempre di
piu' dal felar. Cerco' di urlare il suo nome, ma dalla bocca non uscivano
suoni. La tenebra lo avvolse.
Bardolfo si rialzo' urlando, madido di sudore. Si rese conto di essere di nuovo sveglio, ma
non capì dove si trovava. Era buio, in una foresta, uguale a molte altre.
Accanto a lui, seduto sull'enorme radice di un albero, si trovava Arikel. Il
vampiro lo guardo' sorridente.
"Dormito bene?"
Bardolfo indietreggio'
"Io... cosa mi hai fatto?!"
"Ti ho solo fatto ricordare cio che volevi dimenticare. La magia di Lyna ha
avuto effetto, ma non e' riuscita a privarti dei ricordi. C'e' ancora
speranza."
"Lasciami in pace!"
Ma, penso' Arikel, il suo sguardo diceva -Aiutami-
"No... non posso. Sarebbe da vigliacchi, lasciarti così. Lascia che ti
aiuti."
E si alzo', avvicinandosi lentamente al nano. Bardolfo scuoteva il capo
sempre piu' stancamente. La determinazione datagli dal potere demoniaco che
lo aveva investito diventava sempre piu' fievole. Sarebbe ceduto, se le cose
non avessero preso un altro corso.
Da qualche parte, in un buio sotterraneo, una bara' si aprì. Il coperchio
cadde a terra, e dal sepolcro sorsero le voluttuose forme di una splendida donna. Un
sorriso si dipinse sulle sue labbra. La donna chiuse gli occhi e si
concentro' per un istante. Sentì, molto lontano, due presenze che conosceva.
Il suo nuovo schiavo, e... Arikel, il reietto. Cosa cercava di fare? La
serata si preannunciava divertente.
"...capisci ora? Sei stato ingannato!"
Concluse Arikel. Bardolfo, pian piano, sembrava cedere. Sotto sotto, si
concesse un complimento. Era stata dura, ma sembrava fosse riuscito a
risvegliare nel nano i nobili sentimenti di una volta. Arikel tese una mano
al nano.
"Vieni con me... c'e' ancora speranza. Non e' mai troppo tardi!"
Una risata cristallina risuono' nella stanza.
"Dice, Arikel? Allora, se non e' mai troppo tardi, ripensi alle mie
proposte, non menta a se stesso, e si comporti per quello che e'"
Lyna venne
fuori, apparentemente, dal nulla. Una fitta nebbiolina si aggirava ai suoi
piedi, ed assieme alle vesti fluenti e leggere, quasi trasparenti, sembrava
piu' una provocante apparizione che una creatura in carne ed ossa.
"Vi ho gia' detto di no. Non saro' mai una bestia. Non dimentichero' mai il
passato. Ora se ne vada!"
Arikel non si era neppure voltato, per guardare in faccia l'interlocutrice.
"Mi aspettavo una risposta del genere. Bardolfo!" disse indicando il guerriero.
Il nano balzo' in piedi.
"TI ho dato il potere. Ora pretendo una prova della tua fedelta'. Uccidi
questo reietto, e restituisci l'onore perduto alla nostra stirpe!"
Il nano esito' per un istante. Il suo sguardo passo' da Lyna ad Arikel piu'
volte.
"Obbedisci!"
Arikel si volto' verso Lyna
"No... non ci sara' spargimento di sangue oggi. Bardolfo non e' piu' tuo.
Ora ricorda. Ora e' libero di decidere."
Poi si giro' verso il nano
"Sta a te la scelta. Ora puoi rinnegare il dono oscuro che lei ti ha fatto.
Non posso obbligarti. Posso solo mostrarti la soglia da attraversare per
intraprendere il cammino della redenzione, sta a te imboccarlo. Mi fido di
te"
Arikel sorrise a Bardolfo. Poi si volto', e comincio' a togliersi di dosso
l'armatura e le armi, deponendole con cura ai piedi di un albero. Rimasto a
torso nudo, volto' le spalle a Bardolfo, allargando le braccia. I capelli
argentati svolazzavano attorno al corpo muscoloso dell'uomo, sospesi dal
vento. Appena la chioma si sposto', sulla schiena apparve il tatuaggio di un
drago, sinora celato dalla massa di capelli.
Bardolfo esito' un attimo: "Mia Signora, come posso uccidere attaccare alle spalle un uomo indifeso? Arikel, difendetevi!"
"Finisci il tuo compito, nano!" gli intimo' Lyna fissando Arikel con disprezzo "nessuna pieta' per i codardi!"
"Codardo, dite? Quale codardo offrirebbe la nuda carne al suo boia?" replico' amaramente Arikel
"Mi fido di voi, Bardolfo. Colpite a fondo, trapassate il tatuaggio che ho
sulla schiena, in corrispondenza del cuore. So che non lo farete. Se mi
ucciderete, nemmeno la morte sara' stata una punizione sufficente per il mio
fallimento con voi."
Detto cio', attese, fissando Lyna negli occhi, dando le spalle al nano. Poi
il mondo comincio' a muoversi al rallentatore. Sul volto della donna si
dipinse un sorriso crudele, che ando' allargandosi in un esultante ghigno di
trionfo. Arikel abbasso' lo sguardo, e vide la lama della spada di Bardolfo
spuntare dal suo petto. Incredulo, si volto' verso il nano, che si guardava
attonito la mano urlando come un indemoniato. Le forze cominciarono ad abbandonarlo. Con l'ultimo
soffio di vita in corpo, il vampiro mormoro' una formula arcana, facendo
germogliare una rosa rossa dalla pozza di sangue che andava allargandosi a
terra. Riverso a terra, strinse convulsamente la rosa, fino a tagliarsi le
mani. Sulla corolla del fiore caddero tre gocce di sangue. Con uno sguardo
carico di tristezza, il vampiro consegno' la rosa in mano al nano.
"Mi... mi dispiace... e' solo colpa mia"
disse Arikel, tossendo sangue. Fisso' per un istante Bardolfo con occhi
vuoti, per poi spegnersi definitivamente a terra.
Il nano estrasse la spada dal corpo del vampiro, e si addentro' solitario nelle tenebre...
La nebbia si era alzata pian piano, per tutta la notte. Il grosso lupo,
capobranco da quasi quattro anni, seguì la preda, sicuro e infallibile,
guidato da sensi sovrumani, nel manto buio della notte. Il cervo scappo'
disperatamente, fino a giungere in prossimita' di una radura. Per tutta la
piana erano disseminate rovine, i resti di un cimitero. Allo stremo delle
forze, l'animale si diressa al centro della zona disboscata. Le lapidi,
ricoperte da edera secolare, sfrecciavano leste via dal cervo, mentre i lupi
seguivano, rapidi e letali. La bestia in fuga trovo' la strada bruscamente
interrotta da quello che sembrava un sarcofago. Angeli in lacrime erano
incisi su tutta la superficie, e una figura ammantata, con una spada
sguainata tra le mani, e due ampie ali di pietra, faceva da sfondo al
sepolcro. Sulla lastra che chiudeva il tutto, era incisa una rosa, con una
perizia icredibile. Sembrava di poterne sentire il profumo. Tra i petali
caduti della rosa, un nome. Arikel. I lupi, istintivamente si fermarono,
lasciando scappare il cervo. Il branco si dispose a cerchio attorno al
sarcofago, e si unì in un ulullato comune. Poi, quando il lamento termino',
successe qualcosa. Dalle fessure e crepe del sarcofago uscì una luce
spaventosa, abbagliante. Per un secondo tutto rimase immoto. Poi, con un
esplosione di luce accecante, la parte superiore del sarcofago schizzo' in
cielo. Una colonna di luce sorse al centro del sepolcro. In mezzo alle
energie turbinanti, una figura umana, i capelli argentati proiettati verso
l'alto, una luce di sacro furore che eruttava dagli occhi. Lentamente,
Arikel si appoggio a terra, completamente nudo. Il coperchio del sarcofago
si rimise a posto, sigillandosi ermeticamente. Il vampiro si avvicino' al
lupo piu' vicino, accarezzandogli dolcemente il capo.
"No"
disse Arikel.
Il branco di lupi gli si strinse attorno
"Non e' ancora finita"
Arikel, Bardolfo, Lyna.
