Aperto su un tavolino di una spoglia camera di locanda sta un libretto: l'aspetto logoro e le pagine fortemente ingiallite lasciano intendere una vicenda tormentata; alcuni fogli sembrano sul punto di voler abbandonare i compagni. La grafia con cui sono ricoperti e' simile a quella di un altro volumetto che sta sempre sul tavolo, ma e' chiaramente affrettata e fatta di segni tracciati con un modesto carboncino. Il secondo libricino appare a sua volta consunto, anche se sembra aver trascorsi assai piu' tranquilli del compagno, e le sue pagine vengono sfogliate da una brezza leggera, come se Lesyel stesse leggendo il manoscritto facendo tintinnare, di quando in quando, l'appuntito stilo di cristallo usato da poco per scrivere ed ancora intriso nel calamaio di titanio. Il contrasto tra l'aspetto dei due libretti e quello degli attrezzi da scrittura e' sorprendente, eppure la qualita' della carta delle pagine, cosi' come le copertine di pelle, ancora tradiscono il loro originario pregio. L'autore dei due scritti, disteso su un letto poco discosto nella stanza, riposa mentre la flebile luce di una candela si avvia all'oblio della piu' nera notte. [[ARCHIVE_OPEN_SIZE:28]][[ARCHIVE_OPEN_B]][[ARCHIVE_OPEN_I]]Il diario di un esploratore[[ARCHIVE_CLOSE_I]][[ARCHIVE_CLOSE_B]][[ARCHIVE_CLOSE_SIZE]] [[ARCHIVE_OPEN_SIZE:26]][[ARCHIVE_OPEN_B]][[ARCHIVE_OPEN_I]]Capitolo I[[ARCHIVE_CLOSE_I]][[ARCHIVE_CLOSE_B]][[ARCHIVE_CLOSE_SIZE]] [[ARCHIVE_OPEN_I]][[ARCHIVE_OPEN_SIZE:24]][[ARCHIVE_OPEN_B]]I[[ARCHIVE_CLOSE_B]][[ARCHIVE_CLOSE_SIZE]]l mio nome e' Adryan, Adryan Terinil, e sono un esploratore. Sembra strano che un elfo delle rocce affermi una cosa del genere: la mia gente e' nota per la propria propensione a restare radicata ai suoi luoghi, ma non sono il primo, ne' saro' l'ultimo, rockseer a staccarsi da questa tradizione. Come tanti miei simili, provengo da un villaggio sotterraneo che si trova in un ampio complesso di grotte, ma quello particolare da cui io provengo si trova al di la' del fiume di Kyrandor, nella zona vicina al Quartiere vecchio della citta'. Si tratta di una zona apparentemente insignificante dove l'accesso alle grotte e' praticamente invisibile. La comunita' in cui sono nato non e' mai stata numericamente molto ampia, tanto che verrebbe da dire che e' un posto "tanto piccolo da non essere neppure segnato sulle mappe", se non fosse che la comunita' spontaneamente decise, in un tempo tanto remoto da perdersi oltre la storia, di esiliarsi dal mondo, accettando l'idea di meritare una punizione per il fatto di non aver preso parte alle battaglie, tra il bene ed il male, delle antiche ere. Quando ripenso al mio villaggio mi rendo conto del fatto che si trattava, e certamente si tratta ancora, di una comunita' molto unita, dove ogni adulto ha un compito e tutti assolvono la propria funzione nell'interesse generale della comunita'; in fin dei conti si tratta di una cosa indispensabile per riuscire ad essere autosufficienti come e' il villaggio. I giovani, per altro, sono sempre stati formati, se possibile, secondo le loro inclinazioni o, se necessario, secondo le necessita' del villaggio, allo scopo di farne degli adulti in grado di assolvere una funzione necessaria per la sopravvivenza di tutti i loro "fratelli". Di quella che era la mia casa, oggi, mi tornano in mente tanti dettagli che non avevo mai visto con gli occhi con cui ora guardo il mondo. Ripenso alla struttura sociale della mia gente e mi rendo conto, in un modo sorprendente e nuovo, della sua eleganza e semplicita': gli anziani di tutte le famiglie, o meglio di tutti i clan, da sempre costituiscano un senato coordinato da un capo scelto tra loro. Egli, pur avendo solo la funzione di capo del consiglio, e' considerato a tutti gli effetti il capovillaggio... e da otto generazioni, e' il rappresentante del clan Terenil. Il motivo appare semplice: per otto generazioni i Terenil sono stati, di volta in volta, il sacerdote del villaggio, il curatore, il musico-storico e tante altre funzioni "culturali". Al momento della mia partenza, il capo villaggio era mio nonno Detrin Terinil, il sacerdote del culto di Gaelaji, mentre mio padre, il curatore del villaggio, sembrava destinato ad essere il nono capovillaggio Terenil, e probabilmente ormai lo e'. A tutti gli effetti, si puo' dire che la mia famiglia fosse una famiglia "nobile", con all'attivo tanti personaggi autorevoli e grandi, ed e' per questo motivo che, fin da giovane, sono stato allevato avviandomi allo studio della "nobilta'" nell'accezione del villaggio. Vista la struttura sociale del villaggio non mi stupisce, ripensandoci, che la nobilta' sia definita come la capacita' di "servire". Da un nobile ci si aspetta che faccia qualcosa per gli altri, anche a costo di accantonare le proprie aspirazioni. Ovviamente, il tutto accompagnato da una buona dose di buone maniere... Altra cosa di cui non mi stupisco, probabilmente, e' che fin da giovane io sia stato istruito allo scopo di fare di me il futuro musico e storico in modo da poter subentrare, al momento opportuno, allo storico esistente, che per inciso era la sorella di mio nonno. Se devo essere sincero, la musica ed il ballo mi sono sempre riusciti abbastanza bene, cosi' come ai miei fratelli: si puo' quasi dire che ce l'avessimo nel sangue. Fu la sorella di mio padre la prima ad insegnarmi la musica e la danza: per anni ho appreso da lei e, se devo essere sincero, anche se un po' fuori allenamento me la cavo ancora abbastanza bene. Non ho mai completato la mia formazione musicale pero', quindi so suonare bene solamente uno strumento abbastanza scomodo: il pianoforte. Che fossi destinato alla musica e' stato deciso il giorno in cui sono nato, tanto che il primo regalo che abbia mai ricevuto, avuto il giorno dopo la mia nascita, fu un carillon da parte di mio nonno. C'e' da dire che, non per vantarmi, ma ho studiato per anni anche come costruire scatole musicali, quindi, pur non avendone mai completata una, potrei tranquillamente farlo. La musica e' sempre stata molto importante nella mia vita e se sono qui a vergare queste pagine, probabilmente, e' anche grazie a mia zia Irnei: una delle prime canzoni che mi insegno' e' una sonata tradizionale della mia gente, "Il canto della brezza". In realta' il titolo completo sarebbe "Il canto dei cuori che sognano il cielo al suono della brezza", ma e' abbastanza facile intuire perche' sia noto con un nome piu' corto. Probabilmente mia zia ha sempre saputo che il mio era uno di quei cuori, o quantomeno deve averlo capito la prima volta che mi porto' a sentire il suono della brezza che accarezza le formazioni rocciose delle caverne. Sembra cosa da poco, ma quel suono, quel respiro del cielo e della terra, ha segnato la mia vita. Mia zia mi condusse un giorno nella zona delle grotte piu' vicina all'unico accesso al mondo di sopra, una zona che viene normalmente chiamata semplicemente "la Via", la' il vento del mondo entra nelle grotte per poi disperdersi in mille refoli d'aria, cui si uniscono un'infinita' di correnti secondarie lungo il percorso fino al villaggio, ed ogni colonna di calcare o di quarzo e' un'ostacolo che rende udibile il vento. Quel giorno, un giorno del mio ottavo anno di vita, ascoltando quella musica ho desiderato, per la prima volta, di conoscere ed esplorare il mondo di sopra... e quel giorno ho conosciuto il mio piu' grande amico di tutta l'infanzia. Si trattava di un harrekki (un rettile simile ad un piccolo drago dalle ali artigliate come quelle dei pipistrelli, grande poco piu' di un canarino e con una coda lunga quasi quanto meta' della lughezza totale, abbastanza diffuso nelle grotte da cui provengo e che la mia gente tiene anche come animali da compagnia) che si era andato a cacciare al centro di un roseto di "rose di ferro" (le rose rosse che crescono vicino ai filoni di ferro grezzo e di ematite), senza dubbio cercando di catturare un po' di insetti o di recuperare del nettare per pranzo, e che non riusciva piu' a venirne fuori perche' rischiava di ferirsi un'ala contro le spine. Gli diedi una mano a venirne fuori e lui si aggrappo' a me avvolgendo il mio polso con le sue ali. Credo che in prima istanza mi trovasse curioso: era un cucciolo (anche perche' altrimenti avrebbe saputo volare tra le rose senza andarsi ad incastrare: gli harrekki adulti hanno una manovrabilita' e velocita' in volo assolutamente incredibile) ed evidentemente non aveva mai visto un bambino rockseer, visto che da quelle parti ci si aggiravano solo le guardie del villaggio. Diventammo amici e resto' con me fino a quando non mi lascio' per andare in cerca di una compagna, otto anni dopo il nostro primo incontro. Da quella prima volta all'inizio de "la Via", in quella zona ci sono tornato sempre piu' di frequente, tanto che nelle settimane prima di lasciare il villaggio ci andavo ogni giorno. Evidentemente e' vero quello che si dice tra la mia gente: "la Via fa perdere la via". In realta', credo che zia Irnei abbia capito cosa avevo desiderato quel giorno molto prima di me: per gli anni successivi cercai di essere all'altezza delle aspettative che la mia famiglia riponeva in me, ma la curiosita' ed il disagio cresceva ogni anno. Non doveva essere difficile da intuire per mia zia, visto che circa sei anni dopo quel fatidico giorno, prese anche mia sorella Annia, l'ultima arrivata di noi cinque figli, a studiare con lei: se anche io avessi lasciato, un altro Terinil sarebbe stato cantore e storico al posto mio. Per quanto desiderassi esplorare il mondo di sopra, il senso del dovere che mi era stato inculcato continuava ad avere la meglio, ma basto' quel piccolo colpo per far crollare ogni remora. Non cedetti subito eppure, alla fine, presi la mia decisione ed annunciai al consiglio degli anziani che avrei preso la Via. Farlo, nel villaggio, non e' proibito: chi nasce nel villaggio non e' prigionieri di quel isolamento e puo' andare per il mondo, se vuole, ma deve accettarne le conseguenze. Ogni qualvolta un abitante del villaggio da cui provengo decide di lasciare la sua posizione per recarsi nel mondo di sopra, il consiglio degli anziani si riunisce assieme all'intero clan del viaggiatore e, dopo averlo iscritto nell'elenco dei figli del villaggio che lo hanno lasciato per sempre (che riporta l'elenco di tutti coloro che hanno preso la Via e tutti coloro che sono morti) ed aver cercato un sostituto per la sua funzione, due guardie conducono il viaggiatore fino all'inizio della Via e lo lasciano andare. Prima di me, solo altre due persone negli ultimi trecento anni avevano lasciato il villaggio. Il loro nome e', ora accompagnato dal mio, in quell'elenco, come se fossi un giovane morto all'eta' di diciassette anni. Gia' prima della mia partenza sapevo che le cose sarebbero andate cosi', e che il consiglio degli anziani avrebbe fortemente sottolineato come venivo meno al mio dovere nei confronti della famiglia. Gia' da anni avrei saputo predire le parole esatte di mio nonno, parole con cui avrebbe per sempre inciso nella mia mente l'idea che abbia tradito le aspettative della mia gente, e quelle parole, una per una, mi raggiunsero il giorno in cui lasciai il mio villaggio per non farci piu' ritorno. La Via fu un percorso solitario e, quando emersi alla sua estremita' nel mondo di sopra, raccogliendo una "rosa della notte" (un tipo di rosa nera che cresce nelle grotte e che sboccia nell'oscurita') diedi il mio ultimo addio a quelle grotte e mi avviai per il mondo. Chi sia nel mondo di sopra mi e' stato chiaro fin da subito: un esploratore alla ricerca di mille risposte e mille storie. Il vento del mondo ancora accarezza le colonne attorno a me, anche nel mondo di sopra, ed in tutta Therial e' a Kyrandor che ho trovato uno dei luoghi che mi e' piu' caro in assoluto: la terrazza della Gilda dei Bardi. In quel luogo, come all'inizio de la Via, il vento canta e cosi' come al canto del vento ho desiderato il mondo di sopra, sempre al canto del vento ho desiderato il cuore e la felicita' di un'altra persona. A volte sembra che nulla sia cambiato nella mia vita, ma nel mondo di sopra ogni giorno qualche cosa cambia impercettibilmente, un ritmo di cambiamento incredibilmente veloce se rapportato alla velocita' dei cambiamenti del mondo di sotto. Attorno a questa terrazza, alla musica ed al canto del vento gira tanta parte della mia vita... Questa e' l'unica cosa che spero non cambi mai nei miei giorni.[[ARCHIVE_CLOSE_I]]