[[ARCHIVE_OPEN_I]][[ARCHIVE_OPEN_B]]Dal Diario di Decalagon[[ARCHIVE_CLOSE_B]][[ARCHIVE_CLOSE_I]] Solo stando sdraiato al centro di un prato fiorito, nel bel mezzo delle grandi piane del nord, mi soffermai a riflettere, portandomi le mani dietro la nuca e fissando le rade nubi che ricoprivano il cielo. Una leggera brezza cullava teneramente quel giorno le alte messi dorate delle rare spighe di grano selvatico che sovrastavano con la loro magnificenza i vermigli fiori di campo dal forte profumo, rendendo l'aria ricca di quei sentimenti nostalgici che sbocciano dai ricordi lontani, insabbiati nel tempo che ognuno si porta sulle spalle come un fardello, una maledizione. Il color verde acceso della prateria, incorniciato dalle vivaci sfumature dei fiori di campo, rendeva la mente libera dalle oppressioni della quotidianità, concentrando tutta l'anima sui ricordi; fu in quel momento che alla mia mente, mi tornò [[ARCHIVE_OPEN_I]]Korsath Kougaiji[[ARCHIVE_CLOSE_I]]. Non so nemmeno dire il perché.. Forse quel dondolio dell'erba, simile alla danza di un guerriero di spada.. Uno dei pochi uomini in grado di incarnare la potenza distruttiva; divenuto poi rinomato generale di un'armata rinata dalle ceneri di una sconfitta passata e ormai dimenticata. L'unico uomo che conosco, l'unico che abbia dedicato la vita ad apprendere e praticare ogni arte da combattimento, l'unico uomo che non sia mai riuscito a capire.. in quegli occhi non leggevo niente che non fosse imprevedibilità. [[ARCHIVE_OPEN_I]]Quel profumo di fiori di campo.. Quella brezza proveniente dall'est, rendendo frusciante la grande prateria immersa nella luce e nel blu del cielo..[[ARCHIVE_CLOSE_I]] Mi fece immaginare la mia battaglia contro Korsath, forse mai intrapresa, o forse si.. Sono ricordi annebbiati, ed è anche probabile che questo sia un ricordo inventato, un momento di fantasia scaturito da un sogno ad occhi aperti o ispirato dalla notte. Una lotta implacabile fra due demoni. [[ARCHIVE_OPEN_B]]Il sogno della battaglia[[ARCHIVE_CLOSE_B]] [immagine storica] [[ARCHIVE_OPEN_I]]...In una terra forse inesistente chiamata Lhooryin, Korsath era rivolto ad occidente, in piedi sulla cima di una sporgenza rocciosa alta circa quattro cubiti nel bel mezzo di una prateria estesa quanto l'orizzonte, mentre alle spalle, un'armata schierata in assetto di guerra attendeva ordini da lui. Rimaneva immobile, mentre i raggi del sole del mattino riflettevano sulla corazza da battaglia che gli proteggeva il petto, mentre alla vita, un paio di calzoni in pelle nera rinforzati in acciaio, gli coprivano le gambe snelle e muscolose. Alla vita, due Katane dalla preziosa elsa in oro e avorio erano appese al cinturone nelle loro guaine in acciaio, in attesa d’esser sguainate. Un lungo mantello da viaggio in cotone nero gli copriva le spalle, fissato agli spallacci borchiati della corazza mediante due spille d’alabastro e argento. Il verde intenso del suo sguardo era fisso sull’armata nemica stanziata poco lontano, a circa sette leghe dalle sue truppe. Nemmeno la fresca brezza del mattino che gli carezzava i lunghi capelli neri, lo distoglieva dai suoi pensieri. Benché fossero in una netta superiorità numerica nutriva qualche preoccupazione. Sapeva perfettamente che quell’alleanza di uomini ed elfi era pronta a tutto pur di proteggere la sua terra, anche se ignorava che prima dell’arrivo di Decalagon le forze di Lhooryin erano in preda allo sgomento e alla confusione. Il recente consiglio di guerra tenuto poco prima nella sua tenda aveva ottenuto l’organizzazione di una buona tattica per affrontare l’avversario: ma sarebbe riuscita? Un attacco frontale era rischioso, poiché le intenzioni di Decalagon erano del tutto sconosciute. Se avesse fatto ricorso alla “tenaglia” la sconfitta sarebbe stata da prendere in considerazione. Tuttavia bisognava rischiare, e lo sapeva bene. In questa battaglia si giocava la sorte di un intero popolo; forse due, e la sorte fino ad ora, si era dimostrata benevola per l’Est. Ma continuando a giocare con il destino, prima o poi si sarebbe anche finito per perdere. Al principio, Korsath non aveva nemmeno intenzione di scendere sul campo di battaglia alla guida di un esercito che, in realtà, non gli apparteneva, ma la sua brama di attingere altre esperienze e di muovere le sue lame per dimostrare per l’ennesima volta il suo valore di spadaccino, era superiore all’orgoglio. Consapevole che era l’unico guerriero a combattere con due spade, si sarebbe meritato la stima da parte dei suoi uomini e dei suoi superiori. Numerosi erano stati i combattimenti che avevano preceduto quel momento, e numerose erano state le vittorie. Nessuno, fino a quel momento, era riuscito a sconfiggerlo in un combattimento. La rapidità con cui si destreggiava con le sue spade era sorprendente, mentre ogni suo colpo non mancava mai il bersaglio, ed era sempre un colpo letale. Korsath amava colpire solo e sempre in punti vitali, e attaccava solamente quando l’avversario abbassava la guardia. Il suo divertimento era aspettare sempre che il nemico attaccasse per primo, limitandosi solamente a parare o a schivare i suoi colpi fino a sfiancarlo, per poi attaccare e colpire con la rapidità e la precisione di un cobra reale. Però, conoscendo la fama di Decalagon era intenzionato ad usufruire di un’altra tattica, poiché quella che aveva utilizzato fino a quel momento era pericolosa per sé stesso. Il giovane spadaccino non aveva una grande forza fisica, e la sua muscolatura, per quanto atletica e asciutta, era molto più gracile di quella del guerriero che guidava l’armata di Lhooryin contro di lui. Decalagon era, a suo dire, un barbaro senza stile, senza disciplina, senza alcun senso di appartenenza alle armi da taglio. Trattava le spade come strumenti per uccidere, al contrario di Korsath, il quale considerava la spada una compagna con cui condividere gioie e dolori, vittorie o sconfitte. L’arma suprema del vero combattente, l’arma con cui poteva dimostrare il suo vero valore, senza fare ricorso alla forza bruta di cui Decalagon era in possesso. Lo sguardo dello spadaccino era perso nella prateria, sfumato dal verde acceso dell’erba e dai rari, piccoli arbusti che sputavano qua e là. La sua mente era concentrata sulla terribile lotta che avrebbe intrapreso, e mentre carezzava con tenerezza il pomello d’ambra dell’elsa delle sue spade, sentiva una forza ignota che sembrava animare le sue dita, le sue braccia, le sue gambe. Tutto il suo corpo era in preda a questa piacevole sensazione, che sembrava rinvigorirlo di nuova energia. Aspettava con ansia il momento in cui il generale avversario avrebbe dato l’ordine di schierare i ranghi in assetto di guerra e di attaccare, poiché era impaziente di dimostrare il suo valore e di maneggiare le sue armi. Le amiche più fedeli, coloro che non l’avrebbero mai tradito. Rimase ancora qualche istante in contemplazione, dopodichè volse le spalle al nemico e diede l’ordine di suonare la carica...[[ARCHIVE_CLOSE_I]] ... [[ARCHIVE_OPEN_I]]Sogno o realtà non cambia di molto ciò che è o ciò che è stato; di Korsath ho un ricordo indelebile che penso mi seguirà anche dopo la morte.. se mai questa arriverà. Il suo valore di soldato rimarrà immutato nelle ere, così come la sua potenza e la sua gloria, apparentemente dalla luce fioca come una stella lontana, ma dalla vita immortale che sempre osserva lo scorrere del tempo, incastonata nel manto del cielo della notte.[[ARCHIVE_CLOSE_I]] ... Mi alzai in piedi solo quando i primi grilli iniziarono a rivolgere alla brezza la loro melodia, mentre Kyra lentamente si spegneva, lasciando che Marhis ricominciasse a regnare sulla vita mortale della prateria. Ma prima di volger le spalle a quella distesa che lasciava libero lo spirito, rivolsi un ultimo pensiero al grande [[ARCHIVE_OPEN_I]]Maestro delle Arti[[ARCHIVE_CLOSE_I]], colui che solo, aveva appreso ogni segreto della guerra; [[ARCHIVE_OPEN_B]]Korsath Kougaiji[[ARCHIVE_CLOSE_B]].