[[ARCHIVE_OPEN_COLOR:white]][[ARCHIVE_OPEN_B]].....................[[ARCHIVE_CLOSE_B]][[ARCHIVE_CLOSE_COLOR]][immagine storica][[ARCHIVE_OPEN_COLOR:white]][[ARCHIVE_OPEN_B]].....................[[ARCHIVE_CLOSE_B]][[ARCHIVE_CLOSE_COLOR]] Cullato dal monotono dondolìo del cavallo, Korsath levò gli occhi al cielo: i rami degli alberi nella densa foresta del Bosco Sacro, fittamente intrecciati tra loro come a volersi dare sostegno e vigore a vicenda, rendevano vano qualunque tentativo di orientarsi seguendo il moto di Marhis. Il cielo era solo uno sprazzo nerastro che qua e là si poteva cogliere tra la selva frondosa sopra le loro teste. Portò distrattamente una mano alla cinta, toccando le due spade che seguiva l'ondeggìo del suo corpo; erano di freddo metallo lavorato alla perfezione. Le spade di Korsath Kougaiji. Quante volte quelle due lunghe lame avevano inferto un colpo, lo strale mortale che raggiunto il corpo del nemico lo avrebbe privato del bene della vita? Quante volte il suo occhio aveva indicato al braccio il punto in cui colpire, sempre infallibile, sempre preciso, come una condanna a morte a cui era impossibile sottrarsi? Era davvero diverso da un’Ombra o da un Vampiro? Gli sfuggì un sospiro. Ci fu un tempo in cui anch'egli aveva privato della vita molte persone per il gusto di farlo, per il mero piacere di sparger sangue. Erano giorni in cui il valore della vita altrui era segnato da pochi pezzi d'oro, un tetto sopra la testa o una pacca sulle spalle data da un compagno. Erano i giorni del suo odio contro il mondo intero, contro l'umanità che aveva assistito indifferente alla tragica fine della sua famiglia, alla morte di un casato. Gli individui erano allora divenuti un nemico, un muro da abbattere o ... uno strumento da usare. Se neppure nei propri fratelli si poteva riporre fiducia allora perchè non vivere come un lupo: solo, o in un branco di altri lupi? Erano giorni di solitudine, di totale vuoto interiore colmato solo dal brivido del rischio, dalla consapevolezza che la propria vita era appesa ad un filo, o affidata a due lame che veloci scintillavano nel buio per poi subito ritrarsi. Un tocco leggero sulla spalla lo ridestò dal baratro dei ricordi in cui stava scivolando. Yusha aveva affiancato il proprio cavallo al suo, e lo guardava con i suoi profondi occhi bruni incorniciati da lunghi capelli castani. Il cuore gli sussultò: in certi momenti il giovane arial avrebbe voluto che ella non fosse la compagna di Leirsom, il Comandante degli Yun, la Rosa di Fuoco, ma una donna come le altre... [[ARCHIVE_OPEN_I]]"Sei qui, Korsath?" "Certo che sono qui, capitano. Non mi vedi?"[[ARCHIVE_CLOSE_I]] rispose il giovane sforzandosi di sorridere. [[ARCHIVE_OPEN_I]]"Hai capito cosa intendevo ..."[[ARCHIVE_CLOSE_I]] e arrestò il suo cavallo per affiancarsi a Korsath, chiudendo la fila. Korsath la guardò; fissò tutti i membri del gruppo, i compagni che aveva imparato a rispettare ... ed ammirare. Era grazie a loro che non si aggirava più per i viottoli bui delle città come uno sciacallo; erano loro che avevano di nuovo insegnato ad un giovane sbandato il significato del coraggio, della disciplina, della determinazione. Vedeva quelle virtù in ognuno di loro. Le vedeva in Leirsom, capace con la propria spada di travolger il nemico con la propria furia mortale. Le vedeva in Baan, che giorno dopo giorno rappresentava una sfida sempre più ardua. E in Diarmuid, la cui dignità ed onore lo rendevano ben più simile ad uno dei grandi re del passato che non ad un comune uomo. Ed in infine in Yberium, il nano panettiere, che sebbene fosse dotato di una forza tale da renderlo più simile ad un semidio che non ad un nano di carne ed ossa, mai una volta ne aveva abusato. Mai una volta se ne era vantato per sottolineare la propria superiorità, neanche per farsi bello davanti alle donne. E davanti a simili esempi lo sciacallo non poteva che cambiare, ritrovando l'umanità che credeva perduta, i princìpi che pensava divorati dalle fiamme assieme a quella casa in quel giorno lontano ... Korsath non poteva che rinsavire. Era merito loro se non vagava più senza meta col solo scopo di trovar qualcuno con cui confrontarsi in uno scontro mortale come a voler mostrare il proprio disprezzo al mondo; era merito loro se oggi, impugnando le spade, l'occhio cercava la via più rapida anziché quella più cruenta. Era merito loro se poteva ancora guardarsi allo specchio e sentirsi ... vivo. Toccò ancora una le due magnifiche spade. No, lui non era come un’Ombra o da un Vampiro... ...forse.