Quella sera, Agorth era più felice del solito, permise addirittura alla servitù un giorno di riposo, per godersi al meglio la recente vittoria. Murray aveva portato a termine la sua missione con successo, e lui che nemmeno ci sperava... Entrare in un villaggio ed uccidere una ragazza fra centinaia di persone senza farsi nè vedere nè imprigionare, non è un'impresa da poco. Molto soddisfacente. Il felice Arcimago sprofondò il sedere in una morbida poltrona dai cuscini di velluto rosso, posta di fronte ad un caminetto dalle braci scoppiettanti di vitalità. Egli fissava il fuoco con gelidi occhi gonfi di crudeltà e soddisfazione, ridacchiando fra i denti di tanto in tanto, ripensando alla sua geniale idea che era andata in porto. Arhakor era devastato nell'anima, e nulla poteva riparare la sua grave ferita che s'era aperta nel suo giovane cuore. La sua mente veniva poco a poco avvelenata dal male che s'era sprigionato dal grande dolore, e l'Arcimago aveva deciso di infondere il suo oscuro potere sull'animo del guerriero. Mentre fissava il fuoco ch'ardeva nel caminetto, Agorth suonò un campanellino d'oro dal suono squillante e delicato, che lentamente echeggiò nella grande biblioteca della Torre della Sapienza, oltre i corridoi in ombra e la lunga scala a chiocciola. Forse un minuto passò, ed un servitore s'apprestò a correre da Agorth, fermandosi alle sue spalle ed eseguendo un profondo inchino. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Avete chiamato, mio Signore?-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Annuncia a Ser Arhakor che l'Arcimago vuole vederlo immediatamente, e fallo scortare da due guardie. Corri!-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] Ridacchiando malignamente, s'accese una lunga pipa in nero legno d'ebano, sbuffando grigie e dense nuvolette di fumo puzzolente, che lentamente andavano a dissolversi nell'aria. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Ai vostri ordini, mio Signore.-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] Agorth era un uomo che da quando aveva scoperto il potere, ne era stato corrotto con molta forza. La conoscenza di avere una città sul palmo di una mano, era una sensazione che al vecchio mago piaceva più di una vendetta o di un sacco d'oro. La conoscenza di decidere della vita, e della morte. Mentre fra le dita stringeva il bracere della pipa fumante, i suoi occhi erano piantati nel fuoco ardente nel caminetto d'alabastro e argento. Le sue labbra sottili e screpolate erano piegate in un debole sorriso inespressivo. Nel momento in cui il vecchio mago spense la pipa e la ripose sul comodino alla sua destra, il grande portone della biblioteca s'aprì lentamente, annunciando rumor di passi. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Arhakor è arrivato, mio Signore.- -Molto bene, fatelo pure accomodare. Portate un fiasco di vino con due calici per me ed il mio ospite.- -Agl'ordini.-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] Il servo s'allontanò, lasciando passare Arhakor seguito da due possenti guardie dal fisico atletico e dal portamento fiero e glorioso. Portavano due lunghe picche ed un'armatura argentata, che risaltava al di là del mantello in vermiglio cotone del giovane Arhakor. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-In cosa posso esservi utile mio Signore?-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] La voce di Arhakor era spezzata da un recente pianto, che tuttavia tendeva a nascondere, forse per la vergogna di far la figura del debole di fronte all'Arcimago. I suoi occhi feriti tuttavia, non lasciavano ombra di dubbio. Il suo volto era pallido e scarno, quasi consumato dall'interno da nefaste forze oscure. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Ho sentito la brutta notizia che ti ha coinvolto, e volevo porgerti le mie condiglianze. Prego, accomodati.-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] Agorth indicò con un educato cenno della mano la poltrona di fronte alla sua, mentre un'ipocrita espressione intristita aveva preso forma sui suoi vecchi zigomi. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Vi ringrazio Arcimago...-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Oh, sono io che ti ringrazio per aver accettato il mio invito.. Guardie, lasciateci.-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] I due soldati uscirono immediatamente dalla biblioteca, ora immersa dal silenzio. I due uomini si scambiarono un'occhiata intensa, forse si studiarono a vicenda in quel breve arco di tempo, prima ch'un servitore con un ampio vassoio riempì il vuoto della biblioteca con il rumore dei suoi passi. Posò due calici d'oro ed un fiasco di vino sul piccolo tavolo di cristallo fra le due poltrone di velluto, per poi uscire dopo aver accennato un breve inchino. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-A cosa devo la vostra gentilezza?-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] Agorth sorrise con falsa accomodanza al guerriero, versando lentamente del vino nei due calici. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Volevo solo alleviare la sofferenza della recente perdita. So che eri molto legato a quella ragazza...-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] Il vecchio si schiarì pacatamente la voce con un leggero colpo di tosse, prendendo i due calici fra le mani. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-...E volevo anche darti una promozione per tutti gli anni che hai donato alla difesa della città. Da oggi considerati Generale dell'esercito e Gran Maestro dell'ordine dei Templari di Chastil. Gradiresti un bicchiere di vino?-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] Arhakor rimase in silenzio a fissare Agorth, non sapendo più cosa pensare. Al principio sembrò diffindente dall'ascoltarlo, ma poco a poco s'ammorbidì, rivolgendo al vecchio un amaro sorriso, prendendo il calice offerto. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Vi ringrazio Arcimago. Non so come...-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] Il furbo Agorth zittì con un cenno della mano il giovane, volgendogli un pacato sorriso. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Non devi ringraziare me, ma solo te stesso, Arhakor. La tua grandezza ti ha portato sin qui, solo la tua grandezza. Non esiste miglior combattente nell'intera Repubblica, e tu solo sei in grado di comandare le mie legioni nei territori nemici.-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] Il giovane Cavaliere rimase in silenzio con il calice in mano, ascoltando con attenzione le parole dell'Arcimago. I suoi occhi erano attenti sul suo interlocutore, e la sua mente poco a poco ne veniva avvelenata. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Ascolta Arhakor...-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] Proseguì il vecchio. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Io voglio offrirti la possibilità di divenire mio apprendista, voglio insegnarti tutto ciò che so sul bene e sulla giustizia, e sulla forza che le governa. È una grandissima forza, ma sono sicuro che sarai in grado di sopportarla. Insieme saremo i più grandi...-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] Agorth si sporse leggermente verso Arhakor, sfiorando con il suo calice quello del giovane. Un leggero tintinnio echeggiò nel vuoto della biblioteca, e l'atteggiamento ipocrita dell'Arcimago sembrava esprimere fiducia agl'occhi di Arhakor. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Io.. vostro apprendista?-[[ARCHIVE_CLOSE_I]]Chiese lo stupito Cavaliere. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Si. Diverrai il mio braccio destro, e porteremo nelle terre dominate dal male, la conoscenza e la luce di Kyra. So che ne sarai in grado.- [[ARCHIVE_CLOSE_I]]Agorth innalzò il boccale al cielo sotto gl'occhi sgranati del giovane Arhakor, che brillavano d'una strana luce. Una luce simile alla gioia, ma possedeva un qualcosa di diverso... simile alla cupidigia. Quasi subito dopo, il ragazzo imitò l'Arcimago innalzando il boccale, e dopo aver accennato un brindisi, bevvero avidamente il contenuto dei calici. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Chastil illumini la via!-[[ARCHIVE_CLOSE_I]]Esclamarono all'unisono, per poi posare i bicchieri sul tavolo di cristallo. Vi fu un attimo di silenzio. Agorth si soffermò a scrutare il viso di Arhakor. Gli occhi del giovane brillavano quasi di felicità, una felicità amara che vacillava fra la sete di potere.. La stessa bramosità che aveva consumato fino all'osso il vecchio Arcimago. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Sei pronto ragazzo? Ora ti insegnerò a maneggiare il potere più potente della Terra...- -Si, Maestro, sono pronto.-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] Alle parole di Arhakor, un brivido di sadico piacere attraversò l'anima del vecchio, piegando le labbra in un sorriso amaro e malvagio. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Avvicinati.-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] Arhakor s'alzò dalla poltrona, inchinandosi poi ai piedi dell'Arcimago, abbassando il capo e chiudendo gli occhi in un'espressione di pace interiore. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Ed ora, sopporta il dolore...-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] Agorth posò le mani sulla nuca di Arhakor, concentrandosi con tutte le sue forze. Poco a poco, leggere scariche d'energia statica iniziarono a sprigionarsi attorno ai due uomini, divenendo sempre più intense e più potenti. La biblioteca era illuminata di un'intensa luce violacea, e il rombo d'una tempesta echeggiava fra gli scaffali e le grandi pareti di pietra. Il fuoco ch'ardeva nel caminetto si colorò della notte, mentre le fiamme s'alzavano rabbiose. La stanza tremò, come sotto l'influsso d'un terremoto, lasciando crollare al suolo alcuni libri ed un calice vuoto che era posato sul tavolo di cristallo. Poi un lampo, e tutto svanì. La stanza tornò avvolta dalla normalità. Arhakor era ancora inchinato ai piedi del vecchio Arcimago, immobile e silente come lui. Il suo mantello si posò lentamente al suolo, dopo essere stato sbattuto nel vento come una bandiera a causa dell'energia sprigionata dal trasferimento dell'influsso magico. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Puoi alzarti, mio apprendista.-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] Agorth riaprì gli occhi, facendo cenno al giovane di alzarsi, posandogli una mano sul capo in segno di falso affetto. Senza farselo ripetere una seconda volta, egli ubbidì, alzandosi lentamente ad occhi socchiusi e a testa bassa. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Come ti senti?-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] Arhakor trasse un profondo e sibilante respiro.. riaprendo lentamente gl'occhi. Era cambiato. Le sue pupille erano dilatate all'interno delle iridi divenute color rosso sangue, che pulsavano lentamente di bagliori giallastri. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Magnificamente, Maestro.-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] La sua voce, era divenuta roca e sibilante, quasi provenisse da un profondo antro oscuro. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-So che sei in possesso del figlio di Nimloth.-[[ARCHIVE_CLOSE_I]]Agorth cambiò improvvisamente discorso, alzandosi di scatto dalla sua poltrona. Nell'esatto momento in cui egli s'alzò, Arhakor si chinò solennemente su di un ginocchio, in segno di rispetto. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-È esatto, Maestro. Cosa volete che ne faccia?-[[ARCHIVE_CLOSE_I]]Ormai la mente del giovane era in possesso dell'Arcimago. Era divenuto il suo burattino, solo un volgare burattino senz'anima e senza volontà. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Portalo nella contea, e uccidilo. Vai dove nessuno può vederti. Quando egli crescerà, potrebbe tentare di portarti via il potere che con tanta fatica e con tanta ambizione hai atteso. Non lasciare che l'ultimo arrivato distrugga quello in cui hai creduto per tutta una vita. Tu non vuoi che tutto questo accada.-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Lo ucciderò, non lascerò che mi porti via quello che mi spetta. Non voglio che accada tutto questo.-[[ARCHIVE_CLOSE_I]]Agorth sorrise bonariamente al suo burattino, facendolo alzare lentamente. [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Sono fiero di te, mio apprendista. Ora và.-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] [[ARCHIVE_OPEN_I]]-Non vi deluderò Maestro.-[[ARCHIVE_CLOSE_I]] Arhakor volse le spalle all'arcimago, allontanandosi verso l'uscita. Il suo volto era divenuto una maschera d'odio verso tutto ciò che vedeva. Dentro di sè sentiva una grande forza che cresceva di minuto in minuto. Si sentiva invincibile. Si sentiva un dio. [[ARCHIVE_OPEN_OFF]]continua[[ARCHIVE_CLOSE_OFF]]