È strano.. non mi è mai capitato di dover narrare la mia storia ad alcuno, fino ad oggi. Non che sia una storia così terrificante da non poter rammentare, poiché ai tempi di cui sto parlando, il male si squoteva nell'Ovest dell'isola, muovendo armate e distruggendo ogni cosa vivente incontrasse. Ognuno ha la sua storia da raccontare, così come ognuno ha i propri scheletri nascosti nelle oscurità del proprio armadio. Tempi bui, maledetti dagli Dei e dagli uomini. La mia storia ha inizio in queste terre, e per esser più precisi, a Paranor, una oramai decaduta fortezza ove gl'antichi Druidi professavano le loro arti e le loro conoscenze sul mondo e sulla religione di Chastil e Sulu. Il Bene e la Misericordia. Essa era meta di pellegrini provenienti da ogni dove, sia da Therial, sia da altre lontane terre d'oltre oceano. Venivano per pregare e per donare una parte delle proprie ricchezze agli Dei. Era una sorta di Città Stato, e diversi pellegrini non la chiamavano Città, Fortezza o solamente Paranor, ma [[ARCHIVE_OPEN_B]]Lhoòryin[[ARCHIVE_CLOSE_B]]: [[ARCHIVE_OPEN_I]]La città del Cristallo Azzurro[[ARCHIVE_CLOSE_I]]. Cristallo Azzurro, questi era il nome d'un antico ordine di Cavalieri che proteggeva le sacre mura della città. Centinaia di guerrieri pronti a donare la vita per difendere tutto ciò in cui credevano, tutto ciò che possedevano, tutto ciò che li legava alla vita terrena. Ma ovviamente, in ogni gregge si nasconde una pecora nera, pronta a logorare dall'interno la serenità del buon vivere. Quest'ultima non era altri che Agorth, l'Arcimago che aveva tra le mani il potere decisionale riguardo a quella che avrebbe dovuto essere una Repubblica Democratica, ma all'interno di Lhoòryin vigeva una dittatura mascherata da Monarchia assoluta. Il braccio armato dei Cavalieri Templari veniva usato per compiere razzie nei villaggi che sorgevano in territorio nemico, e gli ordini erano quelli di eliminare chiunque un giorno possa impugnare una spada. Donne, uomini, vecchi e bambini, nessuno veniva risparmiato. E benché gran parte dei Templari di Chastil si disperasse per le sue gesta, non poteva disubbidire agli ordini. Chi si ribellava all'Arcimago, veniva sottoposto a torture talmente orribili e disumane, che di tanto in tanto dalle Cripte del Monastero di Pietrazzurra s'udivano voci disperate che, fra le urla d'orrore e disperazione, imploravano di poter morire. Ma un giorno, un gruppo di Cavalieri si ribellò a tutto questo, formando un secondo braccio armato di Cavalieri Templari indipendenti, sebbene Agorth tentò di soffocarlo sul nascere. Decine di Cavalieri vennero torturati e uccisi nella Cripta del Monastero. Ma gli ideali, vinsero la morte ed il dolore.. Sul diario di mio padre, non v'è scritto come riuscirono a far vivere questo nuovo ordine di Cavalieri con Agorth in vita e al potere, ma poco importa.. questo lascia spazio a svariate ipotesi, tutte giuste, o forse tutte sbagliate. [[ARCHIVE_OPEN_B]]Laurelin[[ARCHIVE_CLOSE_B]] fu il nome di codesto secondo braccio armato, chiamato così in onore di mia madre, Nimloth. Egli descriveva la sua amata come un dolce fiore primaverile dallo sguardo d'ametista, un pallido raggio di sole immerso nella luce del fiume del destino. Ho qui una delle lettere che Arhakor, mio padre, mandò a Nimloth, la sua amata. Egli le mandava due o tre lettere al giorno, poiché ella viveva in un villaggio lontano da Lhoòryin, ed alle donne straniere non era permesso soggiornare alla Fortezza: [[ARCHIVE_OPEN_I]]Mia dolce Nimloth, il solo pensiero ch'il tuo dolce abbraccio soggiorna lontano da me, lascia un vuoto oscuro nel mio petto. Ogni giorno mi risveglio pieno di te, e quando il mio sguardo volge l'attenzione alla Kyra nascente, mi par quasi di sentire le tue morbide labbra sulle mie. Il calore della luce mi ricorda Nimloth, il mio piccolo fiore di bianco colore, un fiore che risiede in un campo lontano da codesta triste città, buia e vuota senza il suo profumo. Ogni mio pensiero è rivolto a te, ed ogni volta ch'il tuo viso prende forma nella mia mente, il mio sangue brucia di passione. Solo con la nascita della luna possiamo incontrarci nelle lande del sogno, laddove possiamo stare soli nella pace e nel silenzio, ad amarci all'ombra delle messi dorate, nei vasti campi dell'innocente speranza che forse, un giorno, potrò tornare da te, un'ultima volta e per sempre. Arhakor[[ARCHIVE_CLOSE_I]] [[ARCHIVE_OPEN_OFF]]continua[[ARCHIVE_CLOSE_OFF]]