Io ero li, ad Anon, era la prima volta che ci trovavamo a contrastare un esercito di tale misura e splendore; non erano passati neanche pochi mesi da quando ero entrato a far parte del glorioso e oscuro esercito delle tenebre. Volti che ormai ispirano fiducia e sicurezza nelle mie membra scorrono davanti ai miei occhi: Mantis, Legatius, Obril e Derfel. Il gruppo era comandato dal temibile Furion Kirnal, l’Imperatore delle tenebre, che con celere e deciso comando assegnava le postazioni e il compito di ogni membro dell’esercito. Tutto era deciso, l’assalto era stato calcolato nei minimi dettagli: l’aria tutta intorno a me era fredda e pungente, chi mai avrebbe saputo che l’ardere degl’alberi e degl’usci che incontravamo avrebbe riscaldato l’ambiente esterno a tal punto da infondere nel mio cuore un calore che mai ho più provato nella mia vita. Spavaldamente ci dividemmo, alcuni si diressero a bloccare l’entrata a est della città, altri si diressero dalla parte opposta. Io e pochi altri avevamo il compito di sorvegliare il magico portale che collegava la città di Anon ai più importanti centri abitati di Therialé mai avremmo desiderato un agguato dalla capitale della Federazione. La città era sicura, era il momento della parte più cruenta dellÕagguatoé lo sterminio! Bruciammo ogni singola casa, uccidemmo ogni singolo abitante, donne e bambini compresi; come degli sciacalli stavamo dilaniando il ventre molle e indifeso di quella lucente città e prendevamo da essa ciò che ci interessava come un allievo avido di sapere e conoscenza apprende dal suo Cicero. Oh, quanto sangue macchiava il terreno, quante lacrime versate; quanto tempo per togliere quel sangue dalle mie mani rovinate. Una volta sfogata la mia brama di violenza mi ritrovai esausto, mi appoggiai ad un muro diroccato per riprendere le forze; nemmeno immaginavo cosa sarebbe successo poche ore dopo. Alte e dense colonne di nero fumo si levavano dalla città. Il telepate aveva fatto il suo dovere; rintracciato il Pugnale di Magico se n’era impossessato l’Imperatore e il nostro compito era giunto al termine. Rincuorato di poter tornare in luoghi più tranquilli, io come altri udii dei profondi rumori che scuotevano il terreno. Un lento marciar di soldati e uno squillar di trombe sembravano provenire da est. Avvenne ciò che nessuno si aspettava: l’esercito della luce era giunto fin li al solo scopo di interrompere il nostro devastamento. Esso arrivò lentamente ma inesorabile, proprio come il sole sorge piano, facendo sempre più capolino dietro monti e colline ogni minuto che passaé Tra quelle file di marionette e buffoni che avanzavano con passo deciso verso di noi c’era il legislatore Alisterion, che nella sua baldanza e boriosità era convinto di poter arrestare la nostra furia distruttiva. Avanzarono tanto da poter essere bersagli facili dei nostri incantesimi e delle affilate lame delle nostre spade. Il luminoso Alisterion parlò e con fare autoritario ci intimò di arrenderci e farci da parte; tra tutti i difensori delle vostre leggi lui e’ quello che odiavo di più, non che il mio parere ora sia cambiato, ma la sola vista di quell’essere infondeva nel mio cuore Odio e violenza. Non era solo. Arrivarono altri dalla capitale, chi per sciocca curiosità chi in cerca di eroismo accorsero numerosi. Il possente Highlander e l’anziano Cthulhu arrivarono ad assistere il luminoso Alisterion. Guardavo la scena compiaciuto mentre con debole gesto abbandonavo il mio supporto di pietra. Stanco e arrancando mi avvicinai ai miei compagni per far capire loro che mai li avrei abbandonati, piuttosto sarei caduto combattendo, ma mai abbandonatié. Io come gli altri non ci lasciammo intimorire dalle parole dei luminosi e rispondemmo a tono ai nostri rivali tanto che il possente Higlander decise di farsi da parte e di non intromettersi nella disputa in atto in quel momento. Eravamo lo stesso in difetto numerico, cominciavo a pensare che non saremmo riusciti a sconfiggere quell esercito, che solo a guardarlo mi bruciavan gl’occhi. Quando il tempo a nostra disposizione era ormai agli sgoccioli e le speranze erano quasi perdute arrivò una visita inattesa, il nero elfo Krisaore era giunto dalla lontana Dunkle Stadt per aiutarci; in fondo al cuore anche egli sperava di annientare le forze di Kyra. Cosi’, con fulminei sguardi e rapide decisioni decidemmo di fare noi la prima mossa: ognuno scagliò il suo più potente incantesimo contro il suo bersaglio per poi lanciarsi nella mischia e annientare tutte, anche se pur flebili , forme di luce intorno a noi. In molti perirono, anche tra le nostre file, forse maggiormente fra le nostre, ma il più era fatto. Terminato il secondo scontro ci dividemmo e tramite portali magici o canali spazio-temporali ci dileguammo nelle ombre come ladri nella notte. Uscito dal portale che avevo creato mi ritrovai di fronte Krisaore, lo conoscevo e forse in fondo in fondo un po’ lo temevo. Io e l’Imperatore lo avevamo attaccato pochi mesi prima nel centro della piazza di Kyrandor; era decisamente un avversario temibile. Da avversario che era si rivelò essere un validissimo alleato e in segno di questa alleanza mi fece un regalo: L’Occhio della Notte. Era il simbolo di un’alleanza che dura ormai da molto tempo. Manterrò fede a questa alleanza e prestoé molto presto, l’esercito delle tenebre tornerà, che tremi la luce di fronte a noi! *Un colpo di vento spegne la luce della candelaé* [[ARCHIVE_CLOSE_B]]