Le porte della locanda si aprirono violentemente provocando gran rumore ed un uomo gracile vestito di stracci entrò velocemente, barcollando. Teneva in mano qualcosa di molto lungo avvolto da un panno bianco, probabilmente un'arma. Inizio' a biascicare qualche parola con una strana voce quasi stridula ed un espressione avara e soddisfatta in volto: "L'ho presa! E' mia!". Ripetè piu' volte, quasi dentro di se, queste parole, poi scoppiò in una risata liberatoria per sfogare tutta la tensione che aveva nei deboli muscoli denutriti. Un alto uomo che lo aveva osservato sin dall'inizio si avvicinò curioso. "Cosa tieni in mano, ragazzo?" chiese, "Nulla! Nulla!" rispose di subito e nervosamente il gracile uomo, "Orsù, mostrami cosa tieni avvolto in quel panno, posso darti dell'oro", ribattè con estrema calma l'altro uomo, "No, ti ho detto di no! Va via! L'ho presa! E' Mia! Solo Mia!" La situazione era tesa, l'uomo alto, potenziale acquisitore del manufatto segreto, manteneva un' esemplare calma, mentre il piccolo e gracile saccheggiatore si sentiva a disagio, quasi minacciato. I due si guardarono e si studiarono per qualche secondo, poi, il piccolo uomo fece cenno all'altro di seguirlo e si appartarono, sedendosi ad un tavolo. Si guardava continuamente in giro, impaurito, dopo qualche minuto di silenzio snervante, iniziò a parlare: "L'ho presa! E' mia! Stava lì, sul letto del fiume asciutto, piantata nel terreno, IO l'ho raccolta, io! Sono stato io, Hakuraat Maduk, a raccoglierla, e' mia!" "Questo non lo metto in dubbio, ragazzo. Ora, ti chiedo cortesemente di mostrarmi ciò che custodisci con tanta gelosia, cosi che possa anch'io ammirare la bellezza di tale tesoro." Il gracile uomo tolse lentamente i panni dall'artefatto e venne alla luce una spada dalla lunga lama larga, finemente decorata da incisioni dorate che rappresentavano scene di guerra e decorazioni antiche, l'elsa era costruita con un metallo scuro, che metteva in risalto le pietre rosse che vi erano incastonate. "Senti un po'! Te la vendo! Diecimila ori, ti va bene l'affare?" "Diecimila ori, stai scherzando?!?" Rispose l'uomo, adirato. "No no, non scherzo! Questa spada apparteneva al grande guerriero. Si dice che con questa da solo sconfiggeva eserciti di centinaia di persone, si dice che abbia comandato le sue truppe oltre i confini e che sia tornato con oro e pietre preziose, si dice che sia nato per stroncare vite, e che questa e' stata la sua compagna di guerra per anni...ma ora l'ha persa, ed e' Mia! Solo Mia!" "Può essere anche la spada del Paladino Redferne, diecimila ori sono troppi" "Ma questa è la spada di un capitano [[ARCHIVE_OPEN_I]]Yun-Hyisse[[ARCHIVE_CLOSE_I]], non ti prendo in giro! Fidati di Hakuraat, l'ho vista illustrata su un tomo d'armi!" "Non dici il vero, gli [[ARCHIVE_OPEN_I]]Yun-Hyisse[[ARCHIVE_CLOSE_I]] sono invincibili, non possono perdere la loro lama." "Pare che invece non sia cosi'!" Pronunciò deciso questa frase, ridacchiando, il piccolo uomo. Poi, proseguì: "E' la spada del capitano [[ARCHIVE_OPEN_I]]Leirsom, L'implacabile,[[ARCHIVE_CLOSE_I]] se lui impugnava questa spada la vittoria in battaglia era assicurata. Dopo aver sentito leggende simili, ti pare che ti possa vendere una spada a basso prezzo?" "[[ARCHIVE_OPEN_I]]Leirsom[[ARCHIVE_CLOSE_I]], hai detto?" Nella conversazione si introdusse un terzo uomo, dai lineamenti anziani e spigolosi, il profilo aquilino. Era un vecchio cantastorie, ed era nella locanda per svolgere il lavoro che ogni giorno gli concedeva di mangiare il suo tozzo di pane. "Ne ho sentito parlare, gloria e fama accompagnano il suo nome tra i sussurri del vento... Vi racconterò la storia della battaglia del Mare del Drago, che egli vinse con la sua truppa sconfiggendo un infinito esercito d'uomini rozzi e mostruosi, i barbari dell'est. Settant'anni fa, presso le coste di Nuova Thalos, venne combattuta uno dei più cruenti scontri che noi vecchi cantastorie possiamo ricordare, [[ARCHIVE_OPEN_I]]L'implacabile [[ARCHIVE_CLOSE_I]]e cento dei suoi soldati contro mille barbari, sangue e polvere rimasero nelle acque del mare, ma le leggende e le novelle si sprecano su quella battaglia leggendaria che anch'io amo narrare. Era una mattina del mese di Althea, la brezza marina soffiava forte e fredda sulla costa, ululava tra gli alberi e lacerava i volti stanchi e provati dei soldati dell'[[ARCHIVE_OPEN_I]]Invincibile Armata.[[ARCHIVE_CLOSE_I]] All'orizzonte, la luce debole di Kyra ancora addormentata illuminava le creste delle onde, facendole brillare, tra i bagliori dell'acqua, si distinguevano di tanto in tanto i vascelli dei Jakhor, i barbari dell'est. Erano lì per quello gli uomini dell'implacabile, accampati sulla sabbia gelata attendevano il nemico che tardava sempre più, godendosi il caldo della brezza che tirava a largo. Fra le tende si sentivano le urla degli uomini infreddoliti che avvistavano un numero sempre più consistente di navi da guerra avvicinarsi e le urla, seppur più deboli, dei messaggeri che portavano missive alla tenda del capitano, che in solitudine completa, attendeva il momento di scendere in campo per dar spessore alla fama che gia' lo accompagnava. Era un giovane uomo, alto un metro e ottantacinque all'incirca, la muscolatura ben sviluppata e la carnagione chiara. Il volto enigmatico, era caratterizzato dagli occhi azzurro ghiaccio, che parevano privi d'emozione, come facessero parte di una maschera nordica intarsiata con estrema cura. Sempre accompagnato dalla sua lama Vindicta, protetto dalla sua corazza nera e dallo scudo rotondo che suo padre gli donò prima di partire per Therial. Solo quando le navi si fecero più vicine alla costa, quando le urla dei soldati aumentavano di volume, lui uscì con calma dalla sua tenda, armato e bardato. Un urlo accompagnò l'uscita del capitano, seguito da una serie di versi, in coro, tendenti ad imitare quelli dei più feroci tra gli animali del tempo. Rimasero per una ventina di minuti ad acclamare [[ARCHIVE_OPEN_I]]L'implacabile[[ARCHIVE_CLOSE_I]], che con parole acute e mirate li rassicurava e li motivava, posizionatosi su una pietra rialzata rispetto alla sua truppa. Quando le navi nemiche si avvicinarono, accompagnate dal fragore delle urla delle due truppe che parevano scontrarsi ancor prima che il metallo delle lame facesse la sua parte, alzò la sua spada ed urlò le classiche parole: "[[ARCHIVE_OPEN_I]]Yun-Hyisse, Sangue e Gloria![[ARCHIVE_CLOSE_I]]". I soldati galvanizzati caricarono i nemici mentre scendevano frettolosamente dalle loro imbarcazioni. Lo scontro era violento, i soldati cadevano, la differenza di tecniche di combattimento tra i due eserciti era notevole, ma i barbari erano esageratamente superiori di numero. Per i soldati dell'[[ARCHIVE_OPEN_I]]Invincibile Armata[[ARCHIVE_CLOSE_I]], ogni minuto che passava faceva la battaglia sempre più pesante e i sopravvissuti oramai erano pochi. Fu in quel momento che eccheggiò nell'aria il fragore di una spada che si faceva spazio tra i nemici, la furia della lama dell'implacabile mieteva vittime, un nemico dopo l'altro. Avanzava a grandi passi verso le navi nemiche che vomitavano continuamente soldati assetati di sangue, parava colpi con lo scudo mentre con spietatezza sferrava colpi mortali verso i nemici che, contro volontà assistevano impotenti alla sfilata letale che stava mettendo in scena l'implacabile. [[ARCHIVE_OPEN_I]]Nessuna Pietà. Nessun Riposo. Nessuna Eccezione.[[ARCHIVE_CLOSE_I]] Si narra nelle locande che quando le fronde di Kyra illuminavano il cielo, in tutto il loro splendore il capitano [[ARCHIVE_OPEN_I]]Leirsom[[ARCHIVE_CLOSE_I]] si puliva il viso dal sangue dei nemici, mentre la sua spada, insaziabile stroncatrice di vite, giaceva appoggiata ad un masso al suo fianco. E' dunque possibile che un solo capitano, al comando di un centinaio di uomini, sia riuscito a sconfiggere un intero esercito proveniente dal mare? Le verità nelle leggende che noi raccontiamo sono poche, lo facciamo più che altro per intrattenimento ma chi come me su quel campo c'è stato, ha visto con i suoi occhi ciò che un umano può fare con la sua spada, per sempre ricorderò le parole che disse il capitano dopo la battaglia... [[ARCHIVE_OPEN_I]]Sangue e Gloria, Semper.[[ARCHIVE_CLOSE_I]]"