"Un'altra pinta?? Di' Rihoma, sei diventato matto??" sbotto' Anthur, severo. "Baaah, sta' zitto! Sono ore che non bevo un goccetto, e se permetti voglio festeggiare, dato che sono sopravvissuto all'attacco di quel dannatissimo animale!!" rispose Rhioma, seccato e innervosito. Filthy porto' la birra all'ometto, che intanto rimproverava l'amico. "Ecco la tua birra." disse l'oste mentre sbatteva il boccale sotto il naso di Rhioma. "Finalmente!" Il vecchietto diede una moneta d'oro a Filthy e si attacco' al boccale. "Sei ancora intenzionato a tornare in quel bosco, Rihoma?" domando' Anthur, fissando Rihoma, mentre si scolava la sua seconda pinta. "Ci puoi giurare vecchio gufo, Rihoma non si arrende mai! Nemmeno di fronte ad un enorme... orso.." la sua voce cominciava diventare flebile e tremante "..bah! Comunque sia non andro' da solo!" prosegui' Il vecchio cacciatore si volto' verso la gente seduta agli altri tavoli, innalzo' il suo boccale e grido': "Chi di voi, branco di beoni, ha tanto fegato da accompagnarmi tra le fronde di Bosco Sacro, per aiutarmi a scovare il selvaggio che ci abita?" Nessuno si volto', rimasero a parlottare e a bere come se niente fosse successo. "Bah! Tanto non ho bisogno di voi! Andate all'inferno!" Rihoma si volto' verso Anthur e lo fisso negli occhi, con sguardo triste. "Anthur, tu verrai vero? Non abbandonerai il tuo migliore amico, non e' cosi'?" Anthur si alzo' di scatto dal tavolo. "Scordatelo! Non ti accompagnero' mai in quest'impresa assurda, Rihoma! E' pericoloso e stupido! Toglietelo dalla testa!" sbotto' Il giorno dopo, Rihoma e Anthur si misero in viaggio per Bosco Sacro; i due baldi avventurrieri, piu' felici che mai di andare in contro a quest'avventura, si organizzavano sul da farsi. "Accidenti a te, Rihoma! Non so come diavolo hai fatto a convincermi, ma so che me ne pentiro'... Oh se me ne pentiro'!" "Chiudi il becco vecchio gufo, non ci succedera' nulla." rispose egli, piu' convinto che mai. In poche ore giunsero a Bosco Sacro, inoltrandosi nella fitta boscaglia, alla ricerca di questo fantomatico "selvaggio". "Per la miseria!!" grido' Anthur. Rihoma si volto' di scatto e corse verso l'amico. "Che cosa e' successo?!" grido' il vecchio cacciatore, visibilmente preoccupato. "Un maledetto ramo mi ha strappato la camicia, dannazione!" sbraito' il vecchio Anthur. "Idiota! Mi hai fatto prendere un accidente! Piantala di fare la femminuccia e proseguiamo!" Rihoma si volto' seguendo il sentiero, brontolando qualcosa fra i denti. Piu' tardi, giunsero ai piedi di un grande salice piangente, l'albero ombreggiava gran parte di quella piccola radura, e i due bardi avventurrieri riposarono sotto le sue fronde, al fresco e apparentemente al sicuro. "Ahhh, si sta davvero bene qui." disse Anthur, sdraiandosi ai piedi del grande salice. "Gia' gia'... ma non abbassare mai la guardia, e tieni occhi e orecchi spalancati, non sia mai che quel dannato selvaggio si faccia vivo." rispose Rihoma, scrudando attorno a se'. "Ma piantala una buona volta e rilassati, goditi la bellezza di questo posto, prima di venirci seppellito!" rispose ridacchiando l'amico, che intanto pisolava sdraiato sul prato. Rihoma borbotto' qualcosa dopodiche' si sedette accanto ad Anthur. "Non mi piace." Che cosa?" rispose Anthur. "Questo silenzio, non c'e' nemmeno un fringuello che canticchia." "Come sei paranoico." sbotto' Anthur, per poi voltarsi dall'altra parte, poggiando la testa su una radice del salice. Rihoma lancio' un'occhiata glaciale al suo compare, dopodiche' si volto' sgranando gli occhi. "Ehi! Hai sentito??" "Mmmm...Sentito cosa?" mormoro' Anthur con la voce impastata dal sonno. "Un grido!" "Te lo sarai immaginato, sdraiati e non pensarci piu'." "Al diavolo! ti dico che ho sentito un grido dannazione!" Sbraito' l'anziano cacciatore, visibilmente innervosito. In quel momento, fra le fronde del bosco, echeggio' un secondo grido, questa volta molto piu' forte. "Ora hai sentito, vecchio gufo??" Anthur si alzo' in piedi di scatto. "Maledizione! Avevi ragione! C'e' qualcuno in questo bosco!" Anthur sguaino' un lungo pugnale da caccia, mentre Rihoma mise mano al suo fedele arco. "CHI SEI!! FATTI VEDERE!!" Grido' Rihoma, un po' impaurito. Silenzio... "NON VOGLIAMO FARTI DEL MALE! SOLAMENTE PARLARTI!" Continuo' Anthur, lanciando un'occhiataccia a Rhioma, che rispose anzando le spalle. Improvvisamente un'ombra salto' giu' dalle fronde del grande albero, era un ragazzo! Vestito con una pelle d'orso attorno al corpo, pantaloni logori in cuoio e due lunghe piume d'aquila appese in una striscia di cuoio che portava al capo. I due cacciatori si spaventarono, Rihoma sobbalzo' e punto' l'arco verso il giovane, incoccando una freccia. "Non avvicinarti! Chi diavolo sei??" sbraito' Rihoma. Egli non rispose, scrutandoli incuriosito. "R-rispondi!" gli fece eco Anthur, brandendo il suo coltello da caccia "..sai parlare??" prosegui'. Il ragazzo ripose il suo arco nella sacca e sorrise ai due. "Woah! Certamente straniero, io essere Lunga Lancia, capocacciatore della tribu' di Orso Giallo, voi chi essere?" Rispose Lunga Lancia, continuando a sorridere ai due. I cacciatori si fissarono negli occhi per pochi secondi, dopodiche riposero le armi. "Ehm, noi siamo Rihoma e Anthur, cacciatori della citta' di Kyrandor..." Anthur annui', come per confermare le parole del suo compare. "Aaah, voi essere abitanti di grande villaggio! E' un onore conoscere gente di grande villaggio. Essere mesi che Lunga Lancia non vedere persone." Il giovane sorrise e si avvicino' ai due, stringendogli infine la mano. Poco piu' tardi, i tre baldi avventurrieri si strinsero accanto ad un falo', cucinando delle succose bistecche di selvaggina. "E cosi' tu saresti un guerriero dell'ovest eh?" disse Rihoma, addentando un pezzo di carne "non shapeo ghe eshistesshe ua thibu' nelle tegge sevagge." mormoro' l'anziano cacciatore, masticando il boccone. Lunga Lancia scoppio' a ridere, non seppe trattenersi di fronte alla buffa affermazione del vecchio. "Woah! Tribu' di Lunga Lancia vivere in pace, a contatto con natura. Popolo di est non conoscere nostra gente, essi troppo occupati a fare guerre, che a esplorare terre inesplorate." Lunga Lancia sorrise a Rihoma, porgendogli una borraccia colma di idromele. Rihoma bevve dalla borraccia e mando' giu' il boccone. "Grazie." "Di nulla." rispose Lunga Lancia, sorridendo. Anthur si guardo' attorno e vedendo che si stava facendo notte disse all'amico che era ora di rientrare. "A presto Lunga Lancia! E' stato un piacere fare la tua conoscenza." disse Anthur, stringendo la mano al giovane. "Anche per me." Rihoma non volle esser da meno, e strinse anche lui la mano al suo giovane amico. "A presto amici! Tornate ancora a trovare Lunga Lancia, ne sara' felice!" Lunga Lancia saluto' i suoi nuovi amici e si addentro' nella foresta. "Bah.. chissa' perche' parla in terza persona.. qualcuno deve insegnarli a parlare.. sembra un selvaggio.." mormoro' Anthur, spegnendo il fuoco. "Ehm.. lui E' un selvaggio, zuccone!" rispose Rihoma, strattonando l'amico per trascinarlo fuori dal bosco. Infine i due baldi cacciatori tornarono in citta' prima di notte, in attesa di raccontar agli amici della loro nuova avventura. [continua..] _________________ "Oh Grande Spirito, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare; il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare e la saggezza di capirne la differenza."