Un elfo stolto, moro e roccioso tralalalalla tralallaleru Attaccò rogne stupidamente Con tre che lo stroncaron facilmente Ei disse squarcerò domani, tralalalalla tralallaleru ei disse squarcerò domani, le vostre belle gole con le mie mani. Il felar dall'elfo andò e l'uccise, tralalalalla tralallaleru un dente e un orecchio a lui strappò e ai suoi compagni li donò. Nè l'orecchino nè quel canino, tralalalalla tralallaleru non gli basta quell'umiliazione, non ebbe il buonsenso della sottomissione. E per sorprender lo spadaccino, tralalalalla tralallaleru E per sorprender lo spadaccino, Da Esme in fretta si recò. Di fronte alla magicante lì lo sfiorò, tralalalalla tralallaleru e com'egli dormiente si accasciò, correndo come un pazzo da lor scappò. Gli disse lei gridando forte, tralalalalla tralallaleru Gli disse lei gridando forte, Torna qui ora o ti darò la morte. E mentre lui cocciuto attese, Di nuovo la sua morte decretò, La donna così ora gioiva, Lo stolto per maleducazione aveva voluto la morte. Fuori soffiava dolce il vento tralalalalla tralallaleru ma non fu preso da sgomento, quando di nuovò morì scontento. Lo spadaccino lo aveva in due spezzato, e all'elfo nulla era restato, non il canino, non il suo orecchio, solo di umiliazioni s'era ubriacato.